Da gennaio ad aprile 2025 l’Italia ha registrato il 25% del totale di attacchi informatici effettuati in Europa. Software potenzialmente indesiderati (PUA) e malware che imitano brand legittimi hanno preso di mira in particolare le Pmi. Ma la maggior parte dei decision-maker che si occupano di cybersecurity non è adeguatamente preparata a proteggere la propria azienda.
Secondo l’ultimo report di Kaspersky, ‘Real Talk on Cybersecuity: cosa preoccupa, cosa manca e cosa è davvero utile?’, in Italia il 68% degli intervistati segue una strategia solida più nella teoria che nella pratica, o si limita a raggiungere solo alcuni obiettivi. Inoltre, molti ammettono di avere carenze anche nelle conoscenze base di cybersecurity.
Divario tra intenzioni e implementazione
Sempre in Italia, il 32% dichiara che dovrebbe comprendere meglio come rispondere e risolvere gli incidenti informatici. Inoltre, solo il 25% ha implementato una strategia di sicurezza informatica completa mentre il 38% l’ha solo pianificata. E il 30% si sta impegnando per raggiungere una serie di obiettivi piuttosto che perseguire una strategia vera e propria.
Questi risultati evidenziano la diffusa discrepanza tra lo sviluppo della strategia e l’implementazione operativa. Un divario che probabilmente si traduce in debolezze strutturali nelle operazioni quotidiane di sicurezza informatica delle Pmi. La mancanza di strategie e competenze impedisce infatti di garantire una protezione reale e rende le aziende vulnerabili.
Chi sa proteggere la propria attività?
La mancanza di strategie concrete diventa ancora più evidente se si considera la scarsa fiducia dei leader aziendali nelle proprie conoscenze e negli strumenti di cybersecurity.
Ad esempio, il 32% delle Pmi italiane vorrebbe comprendere meglio come ottimizzare le proprie capacità di risposta e risoluzione in caso di incidente informatico. E circa un terzo (27%) vorrebbe sapere se la propria protezione endpoint è sufficientemente solida per gestire le minacce odierne.
Considerando che il 25% degli intervistati dubita che le descrizioni dei rischi fornite dai fornitori riflettano fedelmente la realtà di un’azienda come la loro, chi di loro sa davvero come proteggere la propria attività?
Strategie valide solo sulla carta
“I decision maker che si occupano di cybersecurity nelle Pmi spesso seguono strategie apparentemente valide sulla carta, ma che nella pratica non funzionano, perché prive delle misure operative concrete necessarie per resistere agli attacchi odierni. Due terzi di loro non hanno ancora messo in pratica queste misure in modo efficace, lasciando le Pmi sempre più esposte ad attacchi. – afferma Cesare D’Angelo, General Manager Italy, Mediterranean & France di Kaspersky -. Per migliorare la sicurezza, le Pmi devono passare dalla teoria alla pratica, colmare le lacune di conoscenza essenziali e costruire una strategia di sicurezza informatica coerente, integrata nelle operazioni quotidiane, non limitata a documenti isolati o misure non coordinate”.
