Nel 2024 il 90,1% degli italiani utilizza Internet, l’89,3% lo smartphone, l’86,1% i social network. La televisione però è sempre la regina dei media, con il 94,1% di utenti, e la radio con il 79,1%. I lettori di libri, al contrario, scendono del 5,6% in un anno (40,2%), mentre i lettori di e-book sono fermi al 13,4%.
Emerge dal capitolo ‘Comunicazione e media’ del 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2025.
Si conferma quindi l’inarrestabile successo dei nuovi media, mentre oltre ai libri tradizionali resta critica anche la situazione degli altri media a stampa, come i quotidiani venduti in edicola, che nel 2024 hanno toccato il minimo storico (21,7% di lettori, -45,3% dal 2007).
Al contrario, gli utenti dei quotidiani online sono il 30,5%, e quelli dei siti d’informazione salgono al 61,0%.
Più di 4 ore al giorno sullo smarphone
Che si tratti di contenuti fotografici o video si consolidano le piattaforme online centrate sull’immagine, con Instagram (78,1%), YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%) i tre poli principali di questo ecosistema.
Tra i social, Facebook è usato dal 66,3% della popolazione complessiva (55,2% giovani), WhatsApp dall’87,4% e Telegram dal 42,9% dei giovani.
Nel 2025 il 46,1% degli italiani tra 16-64 anni trascorre mediamente più di 4 ore al giorno utilizzando dispositivi digitali per ragioni non lavorative (smartphone: 64,5% dei 16-17enni).
Inoltre, ha trascorso più di 7 ore al giorno a contatto con un dispositivo digitale l’11,3% dei 18-34enni e più di 9 ore l’8,5% dei 35-49enni.
Perché si crede ai deepfake?
Assumendo una media di 8 ore di sonno al giorno, significa che il 20% delle persone nel pieno della loro maturità trascorre all’incirca la metà del proprio tempo di veglia nello spazio senza luogo del digitale.
Ma con l’aumento di chi si informa online, i deepfake assumono un ruolo sempre più innovativo anche per l’intrattenimento. Il 60,5% degli italiani ne ha visto almeno uno, soprattutto contenuti di intrattenimento artefatti (27,5%).
Ma perché si crede ai deepfake? Eccessiva fiducia nelle fonti online (35,6%), alta qualità dei deepfake (28,0%), mancanza di competenze per distinguere il vero dal falso (27,8%), ma anche conferma di convinzioni personali pregresse (18,4%).
Il tramonto degli influencer?
Cambia anche il modo di interpretare il ruolo degli influencer: per il 34,3% degli italiani (over65, 44,1%) la capacità di influenza dei macro-influencer sta diminuendo, mentre il 25,8% ritiene che siano i divi di oggi e lo resteranno per molto tempo.
L’81,9% degli over65 non ha mai seguito i macro-influencer (51,4%, giovani).
Per informarsi, il telegiornale resta però il mezzo più seguito dagli italiani, con un’utenza complessiva del 47,7% della popolazione (giovani, 22,5%), ma alle sue spalle si collocano Facebook (36,4%), i motori di ricerca (23,3%), le tv all-news (18,9%), i siti web d’informazione (17,2%).
Seguono le piattaforme social più conosciute: Instagram, consultato dal 16,7% degli utenti, YouTube (15,5%) e TikTok (14,4%).
