Acquistare un’abitazione nelle principali città italiane è diventato impossibile per circa 10 milioni di famiglie con un reddito inferiore ai 24.000 euro annui. A evidenziarlo è il rapporto congiunturale dell’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance), che lancia l’allarme sull’accessibilità abitativa. Secondo l’analisi, la spesa per il mutuo può arrivare a incidere fino al 50% del reddito disponibile e, per le fasce meno abbienti, persino oltre i due terzi.
Le città con il più alto livello di inaccessibilità sono Milano, seguita da Roma e Firenze. Qui i prezzi delle case sono fuori portata per la maggior parte delle famiglie a reddito medio-basso, rendendo l’acquisto di un immobile un obiettivo sempre più irraggiungibile.
Affitti alle stelle
Se l’acquisto è proibitivo, anche il mercato degli affitti non offre alternative migliori. Secondo il rapporto Ance, il costo medio di un canone nelle grandi città può superare il 40-50% del reddito di una famiglia, percentuale che sale ancora di più per i nuclei con minori disponibilità economiche. Ancora una volta, Milano, Roma e Firenze risultano le città più costose per chi cerca una locazione.
Ovviamente questa situazione ha un forte impatto sociale, come sottolinea Federica Brancaccio, presidente di Ance: “È evidente che la difficoltà di accesso alla casa non solo compromette la qualità della vita delle persone, ma limita anche la mobilità lavorativa e la crescita economica. Ne risentono studenti, giovani lavoratori e famiglie, creando un circolo vizioso che ostacola lo sviluppo del Paese”.
Proposte per un rilancio dell’accessibilità abitativa
Per affrontare il problema, Ance e Confindustria hanno avanzato una serie di proposte basate su tre direttrici fondamentali. Innanzitutto servirebbe una riforma urbanistica per una semplificazione delle norme che regolano l’edilizia e la pianificazione territoriale. In secondo luogo sono auspicabili incentivi fiscali, destinati alle imprese che contribuiscono a sostenere i costi abitativi dei propri dipendenti.
Infine, strumenti finanziari innovativi, che permettano di convogliare capitali pubblici e privati verso progetti di edilizia residenziale di pubblica utilità, riducendo i rischi per gli investitori.
Il settore delle costruzioni oltre il 2026
Oltre all’emergenza abitativa, Ance solleva preoccupazioni anche sul futuro del settore delle costruzioni. Con la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevista per il 2026, il comparto rischia una nuova recessione simile a quella del 2011.
Secondo le stime dell’Osservatorio, il PNRR rappresenta oggi circa il 30% del totale degli investimenti in opere pubbliche, per un valore di circa 30 miliardi di euro. Senza misure correttive, il rischio è che, a partire dal 2028, si assista a un brusco rallentamento dell’attività edilizia, con effetti negativi sull’occupazione e sull’innovazione nel settore.
Ance avverte che il Paese non può permettersi di interrompere il processo di modernizzazione avviato con i fondi europei. La sfida, dunque, sarà quella di garantire una transizione graduale oltre il PNRR, evitando che il settore delle costruzioni cada nuovamente in una fase di crisi strutturale.
