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I dipendenti statali si ammalano più spesso dei privati

È una tendenza storica evidenziata dalle statistiche relative alle assenze per malattia degli ultimi 7 anni. L’incidenza percentuale di chi si assenta dal lavoro per ragioni di salute sul totale dei lavoratori è superiore tra gli ‘statali’ rispetto ai dipendenti del settore privato In pratica, i dipendenti pubblici sono più cagionevoli dei colleghi che lavorano nelle imprese private. Solo in due occasioni, nel 3° trimestre del 2021 e del 2022, la situazione si è capovolta.

In linea di massima, poi, per entrambi i settori il picco minimo di assenze per malattia si verifica durante i mesi estivi (luglio-settembre), mentre la soglia massima viene quasi sempre raggiunta in pieno inverno (gennaio-marzo). 

La conferma arriva da un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della CGIA su dati INPS.

Più cagionevoli, ma guariscono prima

In particolare, nei primi due trimestri del 2024 il differenziale tra i due settori è stato molto significativo. Tra gennaio e marzo di quest’anno il 33% dei dipendenti pubblici è rimasto a casa almeno un giorno per malattia, mentre tra i privati la quota è stata del 22%.

Nel 2° trimestre, invece, per i primi la soglia delle assenze è scesa al 26% e per i secondi al 18% 

Si può quindi affermare con buona approssimazione che i lavoratori del pubblico impiego si ammalano più dei privati, ma i giorni medi di assenza dei primi sono leggermente inferiori ai secondi.

Dopo il Covid tornano ad aumentare i licenziamenti per assenteismo

Insomma, quando si lavora per lo Stato ci si ammala più frequentemente, anche se si registrano tempi di guarigione più veloci, in particolare nelle regioni del Sud.

Supporre che dietro una breve malattia si nasconda un comportamento assenteista è difficilmente dimostrabile. Tuttavia, dopo la crisi pandemica del 2020/2021, il numero dei licenziamenti nel pubblico impiego per assenze ingiustificate è tornato ad aumentare.

Sebbene l’incidenza di chi viene lasciato a casa per ‘infedeltà’ sul totale dei lavoratori del pubblico impiego sia pari a un misero 0,01%, nel 2018 sono state licenziate 196 persone per assenze ingiustificate/falsa attestazione della presenza in servizio. Nel 2019 il numero è salito a 221, mentre nel 2020 e nel 2021 lo stesso è sceso rispettivamente a 188 e 161. Nel 2022, poi, i licenziamenti sono tornati a crescere, raggiungendo quota 310 (+58,1% vs 2018)

Marcate differenze regionali

Dall’analisi del numero di giorni di malattia registrato nel 2023, in Italia il dato medio è stato pari a 8,5: 8,3 nel settore pubblico e 8,6 nel privato.

Le differenze a livello regionale sono comunque molto marcate. La regione dove i lavoratori sono più ‘acciaccati’ è la Calabria, dove chi si è ammalato è rimasto a casa mediamente 15,3 giorni, praticamente il doppio di quanto registrato in Emilia Romagna e in Veneto. Che hanno accumulato entrambe 7,8 giornate medie di malattia.

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Case: quelle piccole sono le più ricercate

Secondo il Rapporto Immobiliare 2024 di OMI sul mercato residenziale sono le case piccole quelle che nel 2023 hanno registrato il minor calo nelle compravendite rispetto all’anno precedente.

Casa.it ha realizzato uno studio sulle case fino a 50mq, e ha scoperto che la tipologia di casa piccola più cercata è l’appartamento, soprattutto bilocale, seguito da monolocale e trilocale.
Nel primo semestre 2024 Casa.it ha riscontrato un volume maggiore di ricerche in Lombardia, seguita da Lazio e Toscana. 

Quanto costano gli appartamenti fino a 50 mq?

Per quanto riguarda le case piccole da acquistare il podio spetta a Roma, Milano e Torino, mentre per la ricerca delle case piccole in affitto Milano supera Roma, seguita ancora da Torino.

Le case piccole in vendita più cercate hanno un prezzo da 50.001 a 100.000 euro, seguite da quelle fino a 50.000 euro e tra 100.001 e 200.000 euro.
Le case piccole più cercate in affitto hanno invece un prezzo da 401 a 600 euro al mese, seguite da quelle da 601 a 800 euro e tra 201 e 400 euro mensili.
Quanto ai prezzi di vendita, a luglio 2024 le case fino a 50mq sono risultate più costose al Nord-Ovest (prezzo medio 125.650 euro), seguito da Nord-Est (121.662), Centro (113.321), Isole (89.107) e Sud (68.800).

Prezzi medi più alti in Trentino e a Milano

Le regioni dove le case piccole costano di più sono il Trentino-Alto Adige, con un prezzo medio di vendita di 174.920 euro per una metratura media di 43mq, la Liguria (149.985 euro) e la Lombardia (131.018). La regione meno costosa è la Calabria, con un prezzo medio di 48.628 euro per 43mq medi.

Tra i capoluoghi, Milano è il più costoso per l’acquisto di una casa piccola. Qui il prezzo medio è 249.707 euro per una metratura media di 43mq. Sul secondo gradino del podio Bolzano (223.033), e al terzo Venezia (204.429).
Al contrario, il capoluogo dove l’acquisto di una casa è meno oneroso è Taranto, con 36.889 euro sempre per una metratura media di 43 mq.

Affitti: canoni a confronto

La regione che presenta i canoni più alti per le case piccole è la Valle d’Aosta, con una richiesta media di 1.669 euro al mese per 42mq medi, seguita da Toscana (1.222) e Lombardia (1.216 euro per 41mq in media). La regione dove i canoni sono più bassi invece è l’Umbria, con un canone mensile medio di 423 euro per 41mq.

Tra i capoluoghi, Como registra i prezzi più elevati, con un canone mensile medio di 1.703 euro per una metratura media di 41mq.
Al secondo posto, Milano (1.332 euro, metratura media 41mq) e al terzo Firenze (1.297 euro, 41mq).
Il capoluogo dove è più conveniente prendere in affitto una casa piccola è Isernia, dove si spendono 270 euro al mese per una metratura media di 31mq.

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Italia: boom dei pagamenti virtuali

Secondo il terzo Rapporto di Qonto, realtà specializzata nella gestione finanziaria aziendale in Europa, l’Italia registra il maggiore aumento nei pagamenti virtuali tramite portafogli digitali, con una crescita del 22% nell’ultimo anno. Il report, che ha analizzato le abitudini di pagamento di oltre 500.000 PMI e liberi professionisti in Italia, Francia, Germania e Spagna, mostra che l’adozione di portafogli digitali come smartphone, smartwatch e tablet è particolarmente alta in Italia. Le PMI italiane, sempre più innovative, hanno anche incrementato l’uso dell’intelligenza artificiale, passando dallo 0,2% nel 2023 al 4% nel 2024.

La trasformazione digitale in Europa

A livello europeo, c’è un chiaro spostamento verso le carte virtuali e le transazioni online, confermando una trasformazione digitale nelle pratiche finanziarie delle PMI. Tuttavia, i pagamenti offline, effettuati direttamente nei negozi tramite terminali POS, rimangono ancora prevalenti, rappresentando la maggior parte delle transazioni.

“Il nostro Rapporto dimostra un passaggio epocale delle PMI europee verso una trasformazione digitale, con un ruolo chiave per strumenti digitali e portafogli virtuali – sottolinea Mariano Spalletti, Managing Director per l’Italia di Qonto -. Anche le PMI italiane, nonostante continuino a utilizzare le carte fisiche, stanno rapidamente adottando i pagamenti virtuali, posizionandosi al primo posto per crescita in Europa.”

Quale imprese hanno già adottato l’intelligenza artificiale?

Le PMI europee stanno abbracciando sempre di più l’intelligenza artificiale. Dal primo trimestre del 2023 al 2024, l’adozione di strumenti di AI è aumentata dall’1% all’8%. In Italia, l’adozione di AI è cresciuta dallo 0,2% al 4%, mentre la Germania guida questo trend con un aumento dall’0,5% al 13%. La crescente richiesta di servizi di AI è trainata da fornitori come OpenAI, Midjourney, Mistral, Elevenlabs e Scaleway.

Transazioni online e offline

L’analisi delle transazioni delle PMI mostra una significativa trasformazione digitale, con un aumento dei pagamenti online tramite siti web dei commercianti. Tuttavia, i pagamenti offline continuano a rappresentare due terzi delle transazioni, nonostante una diminuzione del 3% nell’ultimo anno. In Italia, il 72% delle spese con carta avviene tramite POS nei negozi, la percentuale più alta in UE.

Aumentano le carte virtuali

L’uso delle carte virtuali, equivalenti digitali delle carte di credito o debito fisiche, è in aumento, soprattutto per le transazioni online o acquisti via smartphone. In Italia, l’adozione delle carte virtuali cresce a un ritmo quattro volte superiore rispetto alle carte fisiche, con un tasso di crescita del 35% contro l’8%. La Spagna guida questo trend con oltre un terzo delle transazioni effettuate con carte virtuali, seguita da Germania (11%) e Francia (meno dell’8%).

Il rapporto evidenzia una deciso trend verso la digitalizzazione delle abitudini di pagamento delle PMI europee, con l’Italia che si distingue per l’adozione rapida di nuove tecnologie e soluzioni digitali.

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Italiani e salute: come si scelgono medici e strutture sanitarie?

Come si approcciano gli italiani verso la salute e il benessere? Cosa è cambiato negli ultimi anni, dopo lo “tsunami” della pandemia? I comportamenti di chi si rivolge alle strutture sanitarie è mutato radicalmente, tanto che queste ultime hanno dovuto affrontare diverse sfide per cogliere le nuove opportunità.

In occasione dell’evento About Health, organizzato in collaborazione con lo Studio Legale Delli Ponti e la web agency Noetica, Nomisma ha presentato i risultati di due indagini che permettono di “fotografare” i cambiamenti in atto nel settore della salute e le tendenze del futuro. 

Come comunicano le imprese del settore Health e cosa vogliono gli utenti

La prima indagine ha riguardato le imprese operanti nei settori della salute, socio-assistenziale e benessere. Questa ricerca ha fornito un quadro del settore in termini di esigenze promozionali, strategie di comunicazione e utilizzo degli strumenti di digital marketing per raggiungere i potenziali pazienti. La seconda indagine ha coinvolto la popolazione italiana, esplorando l’interesse verso i temi della salute e del benessere e analizzando come gli italiani ricercano informazioni e scelgono prestazioni, professionisti e strutture sanitarie.

Il ruolo della rete 

La rete oggi gioca un ruolo cruciale nella ricerca di informazioni sulla salute. Il 42% degli italiani si affida a siti web specializzati e il 38% utilizza Google. Il medico di base rimane una figura di riferimento per il 56% degli italiani. Google viene utilizzato soprattutto per ottenere risposte rapide su disturbi o sintomi (52%), trovare strutture e servizi di interesse (44%) e informazioni sulla prevenzione (32%).

Come si muovono le persone sul web

Gli utenti online apprezzano particolarmente le interviste agli specialisti (58%) e gli articoli di approfondimento su blog e siti specializzati (53%). Per scegliere una struttura sanitaria, il 47% degli italiani si affida a Google, ma il passaparola resta il principale canale di informazione (55%). Le recensioni degli altri clienti sono fondamentali per il 69% degli italiani.

Driver di scelta in ambito sanitario 

Tra i fattori che influenzano la scelta delle strutture sanitarie, spiccano le agevolazioni economiche (88%), la possibilità di consultare i referti online (76%) e prenotare visite direttamente sul sito della struttura (73%). Un servizio di assistenza clienti efficiente è importante per il 73% degli italiani.

Modalità di contatto e preferenze post-prestazione

Quasi 4 italiani su 10 preferiscono prenotare online, ma il canale telefonico rimane il preferito (67%). Dopo la prestazione, il 60% degli italiani lascia recensioni e il 78% apprezza rimanere in contatto tramite email e newsletter.

La questione sicurezza 

La sicurezza dei dati sanitari è un tema caldissimo: l’83% degli italiani considera importante la privacy e l’81% vuole informazioni chiare sul trattamento dei dati. Violazioni della privacy influenzano la fiducia, con il 30% degli italiani che non tornerebbe in strutture che hanno subìto violazioni.

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Allarme fuga dal posto fisso: perchè la soluzione è favorire il benessere aziendale?

In molte aree del nostro Paese le imprese faticano sempre più a trovare profili con competenze adeguate, e mai come ora hanno la necessità di fidelizzare i collaboratori.
Questa operazione sta avvenendo per mezzo di una serie di comportamenti virtuosi dalle retribuzioni più elevate alla trasformazione dei contratti a termine a tempo indeterminato, da consentire orari di lavoro più flessibili a favorire gli avanzamenti di carriera, oltre all’implementazione di benefit e welfare aziendale.

Nel Nord questo processo di miglioramento del benessere aziendale è in corso da qualche anno. Nonostante ciò, prosegue la fuga dal ‘posto fisso’.
Lo afferma l’Ufficio studi della CGIA, che ha messo a confronto 8 indicatori, prevalentemente di natura qualitativa, estrapolati dal rapporto BES (Benessere Equo Sostenibile) dell’Istat.

Dimissioni volontarie e furto di cervelli stressano le aziende

Quando l’offerta di lavoro è in forte aumento e la domanda scarseggia, il rischio che le aziende si ‘rubino’ i dipendenti migliori è elevato.
Secondo l’Inps, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato con meno di 60 anni sono in aumento. Nel 2022 hanno toccato quota 1.047.000, +29,1% rispetto al 2019.

È quindi verosimile che sia in aumento il numero di chi ha deciso di lasciare il vecchio posto di lavoro per uno nuovo. Spesso dopo aver ricevuto un’offerta retributiva migliore e la possibilità di un ambiente di lavoro meno ‘stressante’.

Qualità dell’occupazione: al Sud è scarsa

Analizzando i risultati emersi dagli 8 indicatori sulla qualità del lavoro (dipendenti con paga bassa, occupati sovra istruiti, occupati con lavori a termine da almeno 5 anni, tassi di infortuni mortali/inabilità permanente, occupati non regolari, soddisfazione per il lavoro svolto, percezione di insicurezza dell’occupazione, part time involontario) nelle 21 regioni d’Italia, la Lombardia guida la graduatoria nazionale, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e il Veneto. Chiudono la classifica Sicilia, Calabria e Basilicata.

Ad esempio, in relazione al numero di precari le situazioni più critiche nel 2023 interessano soprattutto Calabria (25,5%), Basilicata (25,7%), e Sicilia (27,9%). La Lombardia, con il 10,7%, è la meno interessata da questo fenomeno.

Lombardia e Provincia Autonoma di Bolzano le più virtuose

In merito agli infortuni mortali e a quelli che hanno provocato una inabilità permanente ogni 10mila occupati, la più virtuosa è sempre la Lombardia (7,4%). Quanto alla percentuale di part time involontario presente ogni 100 occupati, vale a dire coloro che nel 2023 hanno dichiarato di essere stati assunti con un contratto a tempo parziale, perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno, le situazioni più critiche hanno interessato il Molise (13,8%), la Sardegna (14,7%) e la Sicilia (14,8%).
In questo caso, la Provincia Autonoma di Bolzano, con il 3,8% degli occupati, è risultata la più virtuosa d’Italia.

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Stress digitale: aprile è il mese della consapevolezza, i consigli degli esperti 

Capire come i social media influenzino il benessere degli utenti è fondamentale per gestire lo stress, ed è importante imparare ad avere un rapporto più sano con questi spazi digitali. I social media sono diventati infatti una fonte significativa di stress, contribuendo alla proliferazione di problemi legati all’ansia e alla tensione.
Oltre a ‘inondarci’ di troppe informazioni, ci rendono vulnerabili anche alle truffe e i furti di informazioni personali a scopo di lucro.

Gli esperti di Kaspersky suggeriscono 5 consigli per ridurre l’impatto negativo dei social network e migliorare il benessere digitale. Dal 1992 ogni anno ad aprile si celebra infatti il Mese della Consapevolezza dello Stress, per ricordare quanto sia importante saperlo gestire per poter preservare la salute mentale e fisica degli utenti

Impostazioni dell’account e contatti selezionati

Configurare adeguatamente le impostazioni di privacy degli account online è fondamentale per proteggere le informazioni personali e garantire la sicurezza digitale. Scegliendo chi può visualizzare i post e il profilo si riduce il rischio di interazioni indesiderate o potenziali minacce come stalking, furto d’identità, doxing e phishing. 

Limitando le connessioni a chi si conosce personalmente, poi, si riducono le possibilità di incontrare truffatori e ricevere contenuti dannosi o malevoli. Imbattersi in contenuti inappropriati, come scene di violenza o crudeltà, può causare disagio. Il controllo dell’ambiente digitale attraverso un’attenta selezione delle richieste di amicizia, contribuisce a un’esperienza online più positiva e sicura.

Occhio ai link!

Dietro link apparentemente innocui si nascondono spesso schemi di phishing, camuffati in modo da imitare siti web legittimi. Questi siti ingannevoli sono progettati per indurre gli utenti a rivelare informazioni sensibili, come password, dettagli finanziari e altri dati personali.

La somiglianza di questi siti di phishing con le versioni ufficiali può generare confusione, aumentando significativamente il rischio di perdita di dati personali. Questa minaccia digitale sottolinea l’importanza della prudenza, adottando pratiche online sicure, come la verifica dell’autenticità dei siti web prima di inserire qualsiasi informazione. E l’utilizzo di una soluzione di sicurezza completa.

Password forti e segnalazioni di attività sospette

Impostare una password poco efficace semplifica notevolmente il compito dei cybercriminali, semplificando l’accesso non autorizzato agli account dei social media. Una password forte e complessa è la prima linea di difesa e aiuta a salvaguardare informazioni personali e identità digitale, evitando stress e complicazioni associate alla gestione di account violati.
Ultimo consiglio, segnalare attività sospette e di cyberbullismo alle piattaforme social.

Le piattaforme online sono alleate nella tutela della sicurezza e della tranquillità digitale. Quando si segnala un contenuto offensivo o atti di cyberbullismo si contribuisce al benessere della community, perché consentono alle social media company di intraprendere azioni concrete favorendo uno spazio online più sicuro per tutti.

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Rapporto Censis sulla comunicazione: si consolida il paradigma biomediatico

A quanto emerge dal 19° Rapporto sulla comunicazione del Censis, nel 2023 non si ferma il boom della spesa delle famiglie per i dispositivi digitali con 8,7 miliardi di euro: +727,9% dal 2007. Inoltre, a guardare la tv il 95,9% degli italiani (+0,8%), il 56,1% la tv via internet (+3,3%). Ma il vero boom è della mobile tv, passata dall’1,0% di spettatori nel 2007 al 33,6%.

Nell’era biomediatica, alcuni mezzi sono in grado di raccogliere un vasto pubblico e rispondere alle diverse esigenze comunicative. A svolgere questo compito è ancora la televisione, ma è la radio che continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media.
Tra il 2022 e il 2023 si registra poi un consolidamento dell’impiego di internet (89,1% di utenza, +1,1%), e si evidenzia una sovrapposizione quasi perfetta con quanti utilizzano gli smartphone (88,2%), e molto prossima agli utilizzatori di social network (82,0%).

Carta stampata in caduta libera, ma si arresta l’emorragia di lettori di libri

Per i media a stampa si accentua ulteriormente la crisi ormai storica, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola. Nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, nel 2023 dal 22,0% (-3,4% in un anno e -45,0% in quindici anni).

Si registra ancora una limatura dei lettori di settimanali (-1,7%) e mensili (-2,8%), e diminuiscono anche gli utenti dei quotidiani online (30,5%, -2,5% in un anno), mentre sono stabili quanti utilizzano i siti web d’informazione (58,1%, +21,6% dal 2011).
Nel 2023 però si arresta l’emorragia di lettori di libri, che sono il 45,8% (+3,1% rispetto al 2022 ma -13,6% rispetto al 2007). La ripresa non riguarda i lettori di e-book, che rimangono stabili al 12,7% (-0,6%).

Social network: scendono Telegram e Snapchat

Se per i media a stampa si accentua ulteriormente la crisi ormai storica, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola, tra i giovani (14-29 anni) il 93,0% utilizza WhatsApp, il 79,3% YouTube, il 72,9% Instagram, il 56,5% TikTok.
In lieve flessione, oltre a Facebook, anche Spotify e Twitter.

Colpisce la discesa di Telegram (dal 37,2% del 2022 al 26,3%) e Snapchat (dal 23,3% all’11,4%).
Il 74,0% degli italiani ritiene poi che gli sviluppi dell’Intelligenza artificiale al momento siano imprevedibili. In percentuali pressoché analoghe vengono espressi giudizi sia ottimistici sia pessimistici sugli effetti che l’AI potrà produrre.

L’era dell’AI e del politically correct

Tra gli ottimisti riguardo al futuro, il 73,2% pensa che le macchine non potranno mai sviluppare una vera forma di intelligenza come gli umani, tra i pessimisti, il 63,9% teme che sarà la fine dell’empatia umana.
Allarmisti anche quanti credono che non sapremo più distinguere il vero dal falso, con grandi rischi per le democrazie (68,3%), e c’è chi pensa che sarà la fine della privacy perché saremo tutti controllati dagli algoritmi (66,3%).

Nell’era del politically correct, per gli italiani (75,8%) i media non dovrebbero mai usare espressioni ritenute offensive o discriminatorie da alcune categorie di persone. Ma quando si passa alla vita quotidiana, il 69,3% è infastidito dal fatto che ci sia sempre qualcuno che si offende se si pronuncia qualche frase ritenuta inopportuna.

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Turismo: gli operatori investono per essere più attrattivi

A fotografare il settore nel 2023 è l’Osservatorio Turismo Nomisma, realizzato per conto di UniCredit. La congiuntura economica non favorevole, acuita dai conflitti internazionali, ha reso complicata l’operatività per il 62% degli operatori, che hanno risentito soprattutto dell’aumento dei costi energetici (37%) e della crescita generalizzata dei prezzi (15%).

Per 4 strutture su 10 la complessità operativa è dipesa anche dall’aumento dei tassi di interesse e dalla contrazione della domanda interna. Inoltre, il 14% delle strutture ha riscontrato difficoltà a trovare personale da assumere (+6% rispetto al 2022).
Secondo Mattia Barchetti Head of Market Intelligence di Nomisma, “Continuare a investire per migliorare la propria attrattività rappresenta quindi un fattore discriminante per garantire all’Italia un ruolo da protagonista tra le mete di viaggio”.

L’attenzione alla sostenibilità come driver strategico

Investimenti e strategie messi in campo dalle strutture ricettive nel biennio 2023-24 vanno, piuttosto, nella direzione di aumentare la propria attrattività e rispondere alle nuove richieste del mercato.
In questo contesto, la sostenibilità ambientale è un driver strategico fondamentale per quasi 8 operatori turistici su 10. Questa nuova consapevolezza ha spinto le strutture ad adottare politiche e soluzioni sostenibili, riducendo l’impatto ambientale e incontrando la crescente domanda di turismo sostenibile.

Molti operatori hanno già intrapreso iniziative in questa direzione: il 72% ha fatto investimenti per la raccolta differenziata, la depurazione dell’acqua, la riduzione dei rifiuti e delle sostanze inquinanti, il 70% si è attivato per ridurre gli sprechi alimentari, il 66% ha adottato azioni di risparmio idrico ed energetico (51%).

La crisi climatica e l’impatto sulla gestione delle strutture

Molte strutture ricettive dichiarano poi di avere in programma l’attivazione di una serie di attività a favore della sostenibilità ambientale, e 1 operatore su 4 manifesta l’intenzione a selezionare fornitori attenti ai temi sostenibili.
Gli operatori turistici stanno acquisendo una consapevolezza sempre più marcata riguardo all’interconnessione tra sostenibilità ambientale, crisi climatica e impatto diretto che queste dinamiche hanno sulla gestione delle strutture.

Il 66% degli operatori ha dovuto confrontarsi con gli effetti diretti e indiretti sulle attività aziendali, e in risposta all’urgente scenario climatico in evoluzione, hanno ritenuto indispensabile adottare misure proattive per affrontare gli imprevisti atmosferici. In particolare, circa 1 operatore turistico su 2 ha deciso di sottoscrivere una copertura assicurativa per eventi atmosferici.

Le strategie adottate per ampliare l’offerta

Tra le strategie adottate invece a favore di una maggiore attrattività 1 operatore su 4, ha scelto di puntare al rinnovo e all’ammodernamento della struttura mentre il 23% manifesta interesse a investire in impianti per la produzione di energia rinnovabile.

Seguono, le intenzioni di investimento nell’acquisto di nuove attrezzature (10%) e in attività e strumenti di marketing digitale (8%). Solamente il 18% non prevede di fare investimenti nel prossimo futuro.
In merito all’offerta, il 41% prevede un aumento dei prezzi di listino sia per i maggiori costi di gestione sia per la revisione o l’ampliamento dei servizi offerti ai clienti.

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Cyberecurity: in Italia attacchi hacker +169% rispetto al 2022

Secondo ai dati del rapporto Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica, gli utenti italiani nell’anno solare 2022 hanno denunciato 188 attacchi hacker, il 169% in più rispetto al 2021.
Nell’83% degli hackeraggi riusciti le conseguenze per i sistemi informatici tricolori sono state drammatiche.

Il quadro generale, nazionale e internazionale, sempre più preoccupante impone quindi la necessità di puntare su informazione e formazione all’uso del digitale. La popolazione va resa consapevole su quali siano gli attacchi hacker più frequenti, e come agire, se possibile, per evitarli.
Intanto, il governo italiano è al lavoro per potenziare la crescita digitale e la cybersecurity: 623 milioni di euro, attinti ai fondi del PNRR, saranno infatti destinati al rafforzamento della sicurezza informatica. 

I casi più clamorosi del 2023

Stando al Clusit dal 2018 al 2022 i casi di attacchi hacker sono aumentati notevolmente. Una tendenza che sembra confermarsi anche nell’anno in corso. Nel primo semestre 2023 si sono verificati alcuni episodi che hanno avuto una certa risonanza a livello mediatico. Tutte le offensive hanno interessato portali istituzionali.

A marzo i siti ufficiali della Camera, dei ministeri Difesa, Esteri e Trasporti e dell’esecutivo sono stati bersaglio di un attacco del tipo DDoS.
Gli hacker hanno ‘inondato’ di richieste di collegamento fasulle gli indirizzi IP dei server in questione. L’obiettivo era sovraccaricare le pagine fino a mandarle fuori uso. Un attacco analogo, a maggio, ha colpito anche il Ministero del Made in Italy. 

I dati sulle offensive hacker

Ad agosto, invece, il Ministero della Giustizia è stato oggetto di un pericoloso attacco di tipo ransomware.
Attraverso un software malevolo, i pirati informatici hanno bloccato l’accesso al sito richiedendo un riscatto al governo, affinché ottenesse nuovamente l’accesso ai dati.

Anche nel 2022, però, il settore prediletto dai malintenzionati della rete è stato quello governativo, con il 20% degli hackeraggi totali che ha interessato i siti dei ministeri o i sistemi in capo all’esecutivo.
Ma la medaglia d’argento al secondo settore più preso di mira dagli hacker va al manifatturiero, dove si concentra il 19% degli hackeraggi che hanno interessato il nostro Paese.
Seguono le organizzazioni (16%), l’edilizia (11%), e in misura minore, l’ICT e i settori energetico e finanziario.

Come difendersi?

Per non cadere nella rete dei malintenzionati è bene seguire alcune accortezze, a cominciare dall’uso di servizi VPN, che difendono la nostra rete domestica da connessioni indesiderate.
Ovviamente è importante anche scegliere con cura le password, modificandole saltuariamente, per impedire l’accesso ai dati. Ed è sempre bene installare gli antivirus sui sistemi operativi e mantenerli sempre aggiornati.

Inoltre, è bene effettuare frequenti backup dei dati, soprattutto quelli più sensibili, in modo da non essere ricattabili nel caso di furto di informazioni.

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Bonus colonnine per imprese e professionisti: spese rimborsate fino al 40%

Una misura che può dare un ‘boost’ alla mobilità elettrica, e che va oltre gli obblighi normativi imposti alle aziende, a cui spesso si chiede di dare buon esempio in materia di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.
Si tratta del Bonus colonnine elettriche per imprese e professionisti, approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Aziende e professionisti che vorranno installare colonnine di ricarica elettrica potranno infatti accedere a un rimborso pari al 40% delle spese ammissibili, coperte a fondo perduto dal Fisco.
“Vogliamo accompagnare la crescita della mobilità elettrica nel Paese, già fortemente sostenuta dal PNRR”, commenta il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Di fatto, gli incentivi statali giocano un ruolo fondamentale nella transizione ecologica, che viene così accolta dalle imprese come un’opportunità, e non solo come un onere.

Spese ammesse: dall’acquisto alla messa in sicurezza dell’impianto

Le spese ammissibili al Bonus colonnine riguardano acquisto e messa in opera delle colonnine, realizzazione degli impianti elettrici, opere edili strettamente necessarie all’installazione, impianti e dispositivi per il monitoraggio.
Saranno anche ammissibili, ma entro il 10% del costo globale, le spese per la connessione alla rete elettrica, la progettazione e la direzione dei lavori, il collaudo e la messa in sicurezza dell’impianto.
In ogni caso, potranno essere agevolate solo le spese oggetto di fattura elettronica.

La modalità di accesso non è la stessa per tutti

Le domande per accedere al Bonus colonnine per imprese e professionisti potranno essere compilate dal 26 ottobre, mentre l’invio delle richieste sarà possibile dal 10 novembre alle 17:00 del 30 novembre.
La modalità di accesso non è però la stessa per tutti i casi.
I professionisti (sempre) e le imprese che vogliano fare lavori entro il valore di 375.000 euro, o li abbiano già fatti dopo il 4 novembre 2021, dovranno compilare la domanda dall’apposita piattaforma sul sito di Invitalia.
Le imprese che faranno, o hanno già sostenuto dopo il 4 novembre 2021, lavori di valore pari o superiore a 375.000 euro dovranno inviare la domanda via Pec.

Un fondo da 87,5 milioni di euro

Invitalia, che gestisce la misura per conto del ministero, ha messo a disposizione il suo numero verde 800 77 53 97 e una scheda contatto online all’interno dell’area riservata sul sito per chiarire eventuali dubbi.
Il beneficio è rivolto a professionisti e imprese di qualunque dimensione, ma gli operatori economici che vorranno accedere a questa misura dovranno organizzarsi per non restare ‘a secco’.
Infatti, le risorse a disposizione sono 87,5 milioni di euro, di cui 8,75 milioni per i professionisti, 70 milioni per gli investimenti delle imprese inferiori a 375.000 euro, 8,75 milioni per gli investimenti delle imprese di valore pari o superiore a 375.000 euro.

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