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L’Intelligenza Artificiale festeggia un anno di innovazioni. Quali prospettive a breve termine sugli ambiti settoriali?

L’interazione continua tra menti brillanti, ingegneri e esperti settoriali promette di portare l’Intelligenza artificiale verso nuove, e più alte, vette.
Appena un anno fa il panorama dell’Intelligenza artificiale iniziava a manifestare i primi segni di una trasformazione epocale. E ora si attendono con trepidazione le prossime frontiere che l’Intelligenza artificiale attraverserà nel prossimo anno, e anche oltre.

Dopo un anno di sorprendenti avanzamenti, l’Intelligenza artificiale sta plasmando un futuro intriso di innovazione. Le sue applicazioni nei diversi settori produttivi, nell’industria dell’intrattenimento, nonché le sue implicazioni nel mondo del lavoro, sono solo la punta dell’iceberg di un cambiamento profondo che sta modificando rapidamente il nostro presente.

Diagnosi, cura, ricerca e robot: l’AI nella Sanità e nell’industria manifatturiera

Nel settore sanitario, l’Intelligenza artificiale si è rivelata una forza trainante, accelerando processi cruciali come la diagnosi e il trattamento delle malattie.

Gli algoritmi sofisticati di apprendimento automatico analizzano i dati clinici dei pazienti con una precisione senza precedenti, rivoluzionando anche la ricerca di nuovi farmaci e terapie.
Nell’industria manifatturiera, invece, l’Intelligenza artificiale sta ridefinendo la produzione attraverso l’introduzione di robot intelligenti.
I robot collaborano sinergicamente con la forza lavoro umana, accelerando i cicli di produzione e ottimizzando le operazioni. Algoritmi avanzati si occupano della riduzione degli sprechi e dell’ottimizzazione dei processi produttivi.

Algoritmi, analisi dei flussi e apprendimento personalizzato: l’AI nella Finanza e nell’Istruzione

Il settore finanziario abbraccia l’Intelligenza artificiale per prevedere le dinamiche di mercato, analizzare il rischio e contrastare le frodi. Gli algoritmi avanzati analizzano costantemente i flussi di dati finanziari, consentendo agli operatori decisioni tempestive e illuminate in un contesto economico sempre mutevole.

Nel settore dell’educazione, l’apprendimento personalizzato sta rivoluzionando le aule. Nel mondo dell’istruzione e della formazione, infatti, l’Intelligenza artificiale sta contribuendo soprattutto a personalizzare l’esperienza di apprendimento. Sistemi di apprendimento automatico valutano il progresso degli studenti, adattando il materiale didattico alle loro esigenze specifiche. Questo approccio su misura favorisce un apprendimento più coinvolgente e mirato

Guida autonoma e infrastrutture ottimizzate: l’AI nei Trasporti

L’Intelligenza artificiale sta facendo progressi significativi anche nel settore dei trasporti. I veicoli a guida autonoma stanno diventando sempre più comuni e utilizzati. Grazie a sensori sofisticati e algoritmi avanzati, tra gli latri vantaggi, la guida autonoma promette di rendere il traffico urbano più sicuro ed efficiente.

Contestualmente, l’Intelligenza artificiale viene impiegata per ottimizzare le infrastrutture allo scopo di ridurre i tempi di percorrenza e migliorare la gestione del traffico urbano.

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Equilibrio tra vita personale e professionale: ecco cosa vogliono gli italiani

Un equilibrio ottimale tra vita lavorativa e privata: è questa la prospettiva ambita da un numero crescente di persone. Un recente studio condotto da ASSIRM, l’associazione delle principali aziende di ricerca di mercato per Confindustria Intellect, ha rivelato che oltre il 55% dei lavoratori italiani sarebbe disposto a percepire uno stipendio inferiore in cambio di un giorno libero aggiuntivo ogni settimana.
Questa tendenza è particolarmente evidente tra i giovani lavoratori, con il 62% dei soggetti tra i 25 e i 34 anni favorevoli a questa possibilità. La proposta di adottare una “settimana corta,” già pratica comune in molti Paesi e attualmente oggetto di una proposta di legge anche in Italia, sembra essere in cima alla lista dei desideri dei lavoratori. Insomma, il tempo è un valore che non ha prezzo.

Un trend in rapida evoluzione 

Il rapporto, intitolato “La nuova relazione con il mondo del lavoro,” indica un trend in rapida evoluzione, accelerato significativamente durante e dopo la pandemia.
Il 63% delle persone afferma di avere nuove aspettative nei confronti del lavoro, percentuale che aumenta al 70% nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni e addirittura al 77% tra i neo-lavoratori (18-24 anni).

I giovani prediligono le professioni in ambito marketing e comunicazione

Analizzando i settori lavorativi, il report rivela che il settore dell’IT e dei servizi digitali è il più ambito (38%), seguito dal marketing (34%) e dalla comunicazione (30%). Le preferenze variano notevolmente tra le diverse fasce d’età, con i giovani che prediligono il marketing e i lavoratori più maturi orientati verso l’IT e il digitale.
Il profilo lavorativo più desiderato è quello del venditore (29%), seguito dal project manager (27%), dal gestore delle risorse umane (26%), dal programmatore (25%) e dal responsabile marketing (24%).

Far incontrare le esigenze delle aziende e dei lavoratori

Matteo Lucchi, presidente di ASSIRM, sottolinea come nel mondo del lavoro attuale convergano approcci diversi in termini di attitudine e scopo. Questa diversità rappresenta una sfida per la gestione, ma allo stesso tempo arricchisce l’ambiente di lavoro, introducendo varietà e risorse intrinseche.
Tuttavia, emerge una crescente divergenza tra le esigenze delle aziende e le aspettative dei lavoratori, soprattutto in termini di competenze di base, esperienza e disponibilità a lavorare oltre gli orari standard o a gestire livelli di stress crescenti.

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Alimentazione stagionale: gli italiani sanno cos’è ma non tutti la praticano

I consumatori tricolore sono consapevoli dei vantaggi di comprare e consumare cibi di stagione. Molti (68%) sanno bene che un frutto o un ortaggio stagionale vanta maggiori proprietà nutritive rispetto a quelli non di stagione, e sono consci (32%) che tali prodotti abbiano anche un sapore migliore.
Secondo un’indagine di Everli, però, meno della metà dei consumatori italiani segue costantemente un’alimentazione stagionale.

Questo, nonostante il 96% abbia familiarità con questo concetto, e una percentuale simile (92%) sappia che consumare alimenti di stagione abbia effetti benefici sulla salute e il portafoglio.
Ma è meno della metà degli intervistati, il 47%, mette nel carrello prodotti stagionali con costanza durante il corso dell’anno.

Frutta e verdura di stagione sono amici dell’ambiente

Gli abitanti del Bel Paese sono informati sui problemi relativi a inquinamento e cambiamento climatico, e conoscono quanto gli alimenti di stagione siano ‘amici’ dell’ambiente (51%).
Gli italiani, insomma, sono consapevoli che frutta e ortaggi di stagione favoriscono la riduzione di costi produttivi e logistici e supportano l’agricoltura locale.

Da parte dei consumatori dello Stivale, soprattutto in alcuni periodi dell’anno, fanno capolino anche momenti di reale impegno. Soprattutto durante i mesi estivi.
Forse complici frutti come fragole, ciliegie e pesche, in questo periodo dell’anno gli italiani sono più inclini ad acquisti stagionali (40%). Intenzione che inizia ad affievolirsi, ma rimane, in autunno (16%), mentre in primavera (2,5%) e in inverno (2%) si perde quasi completamente.

Poco propensi a modificare le abitudini

Di fatto, il 53%dei consumatori non fa sempre la spesa seguendo l’andamento delle stagioni. Fondamentalmente, per due motivi: optano per ciò che trovano in offerta in quel momento (53%) cercando il miglior prezzo, o preferiscono frutta e verdura che più amano, a prescindere dalla stagionalità (46%).
Gli italiani non sembrano essere particolarmente propensi a modificare le abitudini. Infatti, quasi la metà (47%) non sa se in futuro inserirà o aumenterà il consumo di alimenti di stagione.

Un’app per riconoscere gli alimenti  

Ancora una volta, è il fattore economico a fare la differenza. Il 76% potrebbe incrementare l’acquisto di frutta e verdura stagionale qualora i supermercati proponessero sconti o incentivi. Lo pensano soprattutto le donne nella fascia d’età tra 27 e 41 anni.

Non solo, l’84% quando si trova tra le corsie e deve scegliere cosa mettere nel carrello ammette di essere in difficoltà. Per loro sarebbe ideale ricevere indicazioni specifiche sui prodotti e negli spazi del punto vendita, con dettagli circa la stagionalità (59%).
Inoltre, il 25% ricorrerebbe volentieri ad app o strumenti online per identificare facilmente gli alimenti di stagione, soprattutto gli uomini tra 27 e 41 anni.

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Italiani e scuola: come è percepita oggi la figura dell’insegnante?

In occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti 2023, il team Public Affairs di Ipsos ha condotto un sondaggio per indagare le opinioni degli italiani riguardo al mondo della scuola e agli insegnanti. Questa giornata internazionale, celebrata il 5 ottobre di ogni anno, è stata istituita dall’UNESCO per riconoscere l’importante ruolo degli insegnanti nella formazione delle future generazioni e nell’offrire un’educazione di qualità.

Una professione prestigiosa, ma con stipendi inadeguati

Il sondaggio ha rivelato un elevato grado di considerazione da parte degli italiani per la figura dell’insegnante. Più dei due terzi della popolazione ritiene che questa professione sia più prestigiosa di molte altre, perfino superando il medico, lo sportivo o l’artista nei sogni di molti bambini.
Gli italiani sono consapevoli delle sfide e delle fatiche che i docenti affrontano nella loro professione e ritengono che gli stipendi attuali siano inadeguati, specialmente considerando il cambiamento dei metodi di insegnamento, che stanno adottando approcci innovativi.

Più educazione civica e sostengo psicologico contro i fenomeni di violenza

Un altro tema emerso è la questione della violenza a scuola, un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi. La maggioranza degli italiani ritiene che questo problema debba essere affrontato in modo metodico, combinando diversi strumenti. Ciò include l’incremento dell’insegnamento di educazione civica e il potenziamento dei servizi di sostegno psicologico per gli studenti e le loro famiglie.
Alcuni suggeriscono divieti, come l’uso dello smartphone in classe, mentre altri invocano una maggiore severità nelle valutazioni comportamentali degli studenti. Tuttavia, è evidente che molti vedono la necessità di affiancare i docenti e di sostenerli con formazione specializzata in ambito psicologico e relazionale.

Famiglie, necessario il coinvolgimento attivo 

È chiaro per tutti che il coinvolgimento attivo delle famiglie è essenziale per affrontare con successo il problema della violenza a scuola e garantire un ambiente educativo positivo.
In conclusione, il sondaggio di Ipsos evidenzia il profondo rispetto degli italiani per gli insegnanti e la loro consapevolezza delle sfide che essi affrontano, nonché la necessità di affrontare il problema della violenza scolastica con un approccio olistico e collaborativo.

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Le imprese familiari? Investono sulla formazione

Sette imprese familiari su dieci hanno pianificato di investire in formazione tra il 2022 e il 2024, come avevano già fatto nel triennio precedente alla pandemia. Questo investimento è mirato a potenziare le competenze del personale e ad affrontare con successo le sfide dei cambiamenti in corso nel mondo del lavoro. Tra i giovani imprenditori, la propensione a investire in capitale umano è particolarmente elevata, con il 73% di loro interessati a questa iniziativa. Tuttavia, le donne che guidano imprese (66%) e le piccole realtà imprenditoriali (65%) trovano maggiori difficoltà nell’implementare programmi di formazione, nonostante ne abbiano un bisogno urgente per sviluppare le competenze necessarie per affrontare i processi di crescita.

Un gap da colmare

Nonostante l’impegno delle imprese familiari nell’investire nella formazione sia notevole, il tasso di adozione di tali programmi è leggermente inferiore rispetto alle imprese non familiari (69% contro 77%). Questi dati emergono dal rapporto “Strategie e politiche di formazione nelle imprese familiari”, realizzato da ASFOR, il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e la CUOA Business School, basato su un campione di 4.000 imprese (3.000 nel settore manifatturiero e 1.000 nei servizi) con un numero di dipendenti compreso tra 5 e 499. Il rapporto include anche l’analisi di 10 casi di successo di imprese familiari leader ed è stato presentato durante l’evento “Il capitale umano e le strategie nelle imprese familiari” a Roma, in collaborazione con Unioncamere.

Un processo da supportare e che oggi si autofinanzia

Giuseppe Molinari, presidente del Centro Studi Tagliacarne, ha sottolineato l’importanza dell’investimento nel capitale umano per sostenere la crescita delle imprese familiari, che rappresentano l’89% del tessuto produttivo italiano. Ha anche evidenziato la necessità di supportare questo processo, specialmente in un momento in cui si osserva una diminuzione delle imprese familiari disposte a investire nella crescita e nello sviluppo professionale del personale.
L’autofinanziamento è il principale metodo scelto dall’80% delle imprese familiari per finanziare i programmi formativi, mentre solo il 29% si avvale di fondi regionali e il 23% di fondi interprofessionali. Nel Mezzogiorno e tra gli imprenditori sotto i 35 anni, c’è una maggiore consapevolezza che per progredire è necessario investire in programmi di formazione mirati all’intrapreneurship e alla gestione di nuovi modelli di business, rispetto alle imprese del Centro-Nord.

Le imprese guidate da donne e giovani può propense alla formazione

Le imprese familiari guidate da donne e quelle giovani mostrano una maggiore predisposizione a investire in formazione finalizzata a produrre cambiamenti. Ad esempio, il 30% delle imprese familiari guidate da donne ha investito in corsi manageriali per nuovi modelli di business tra il 2017 e il 2019, e continuerà a farlo tra il 2022 e il 2024, rispetto al 25% delle imprese guidate da uomini. Le piccole imprese familiari, con meno di 50 dipendenti, fanno più fatica a implementare politiche di formazione rispetto alle imprese di dimensioni medio-grandi. Solo il 65% delle piccole imprese ha previsto investimenti in formazione tra il 2022 e il 2024, a differenza dell’86% delle imprese medio-grandi. Questa differenza è più evidente nei programmi di re-skilling e intrapreneurship.

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Conversational Marketing: è ora di passare alle conversazioni

Il Conversational Marketing ruota attorno all’idea di mettere al centro delle aziende i clienti, con l’obiettivo di comprenderne le esigenze e dialogare in modo efficace con loro. Una tendenza che sta prendendo sempre più piede anche tra le aziende italiane.
Le esperienze che i clienti vivono quando entrano in contatto con le aziende influiscono in modo determinante sulla loro soddisfazione e fidelizzazione. Per questo diventa fondamentale puntare sul mobile messaging per adottare strategie efficaci di marketing conversazionale, che consentano di instaurare e mantenere una buona relazione con i clienti in tutte le fasi del processo d’acquisto.

L’attenzione si sposta sulla Customer Experience

Infatti, sebbene le conversioni rimangano un obiettivo imprescindibile, l’attenzione si sta sempre più spostando su tutto ciò che riguarda la Customer Experience, ossia l’esperienza che vive il cliente quando si relaziona con l’azienda, spesso determinante per la sua soddisfazione, e di conseguenza, la sua fidelizzazione.
Secondo un sondaggio svolto da Esendex, i contatti con le aziende oggi sono piuttosto frequenti. È, infatti, il 41% dei rispondenti a dichiarare di aver contattato un’azienda negli ultimi tre giorni, mentre la percentuale sale addirittura al 63% se ci si riferisce all’ultima settimana.

Definire corrette strategie di mobile messaging

I contatti con le aziende avvengono per i motivi più disparati, dalla richiesta di informazioni su prodotti o servizi, a quelle su ordini o spedizioni, dai dettagli relativi ai pagamenti alle richieste di indirizzi di punti vendita e molto altro ancora. Tutto questo genera spesso conversazioni multicanale, importanti da gestire sempre al meglio per essere certi di instaurare e mantenere una buona relazione con il cliente.
“Data ormai per acquisita l’importanza centrale dello smartphone nelle nostre comunicazioni quotidiane – commenta Carmine Scandale, Head of Sales di Esendex Italia -, è evidente come sia oggi cruciale per le aziende avvalersi del Marketing Conversazionale e definire corrette strategie di mobile messaging”.

Azioni di conversazione in grado di fare la differenza

“Per soddisfare le esigenze più diverse è poi essenziale poter far leva sulla multicanalità, offrendo, quindi, ai clienti diverse possibilità di contatto, come ad esempio WhatsApp, SMS e ChatBot – aggiunge Carmine Scandale – : se si desidera creare una comunicazione veloce, asincrona e personale tra azienda e cliente, però, occorre fare un ulteriore passo avanti e passare alle convers-action, mettendo, quindi, in atto vere e proprie azioni di conversazione, che siano in grado di fare la differenza”.

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Biologico italiano, un’eccellenza anche nell’export

In occasione della quinta edizione di “Rivoluzione Bio” – una manifestazione prevista all’interno di SANA 2023, il 35° Salone Internazionale del biologico e del naturale – Nomisma presenterà i risultati del monitoraggio sui mercati internazionali realizzato nell’ambito del progetto ITA.BIO, la piattaforma per l’internazionalizzazione del biologico Made in Italy promossa da ICE Agenzia e FederBio. Intanto, sono già disponibili alcune evidenze, utili a comprendere la valenza del settore per l’economia italiana.

Vendite internazionali a +16%

Le vendite di prodotti agroalimentari italiani bio sui mercati internazionali hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro nel 2022, registrando un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Questo dato testimonia il riconoscimento del bio Made in Italy all’estero e mostra una crescita di lungo periodo, con un valore quasi triplicato rispetto al 2012. Il 81% delle esportazioni riguarda il food, che ha visto un aumento del 16% rispetto all’anno precedente, mentre il ruolo del vino è rilevante, rappresentando il restante 19% dell’export bio, una quota superiore rispetto all’export agroalimentare in generale, dove l’incidenza del vino si ferma al 13%.

Germania, Francia e Benelux i maggiori mercati europei

L’indagine condotta da Nomisma per ICE Agenzia e FederBio su un campione di 290 imprese alimentari e vitivinicole italiane ha rivelato che le principali destinazioni europee per il food italiano bio sono la Germania (indicata dal 63% delle aziende), la Francia e il Benelux. Per quanto riguarda il vino, il mercato tedesco è ancora in cima alla lista, seguito dai Paesi Scandinavi e dal Benelux. Al di fuori dell’Unione Europea, le principali destinazioni sono Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito sia per il food che per il vino.

Una qualità riconosciuta

Il biglietto da visita del bio italiano sui mercati internazionali è la qualità dei prodotti, indicata come un fattore del successo dal 66% delle aziende interpellate, e il generale interesse del consumatore straniero per il Made in Italy (60%). Anche l’equivalenza del marchio bio europeo, l’elevata spesa pro-capite per i prodotti biologici e le garanzie associate ai prodotti agroalimentari bio sono considerati elementi di successo. Tuttavia, i costi legati alle attività di promozione sui mercati internazionali, le normative e la concorrenza di prezzo da parte delle imprese locali rappresentano gli ostacoli principali alla vendita dei prodotti bio all’estero.

Ampi margini di crescita per il comparto bio

Il bio ha ampi margini di crescita sui mercati internazionali, e per migliorare il posizionamento del bio italiano all’estero, è indispensabile informare di più e meglio il consumatore straniero riguardo alle caratteristiche e alle garanzie che il bio offre. Molti consumatori nei mercati analizzati affermano di non avere informazioni sufficienti e dettagliate sugli alimenti biologici. Inoltre, la possibilità di conoscere i prodotti tramite assaggi o materiali nella grande distribuzione o presso i ristoranti potrebbe essere una leva efficace per avvicinare il bio Made in Italy al consumatore straniero, soprattutto in Messico, Cina e Giappone. Le aziende italiane dovrebbero stimolare la domanda e la fiducia dei consumatori, chiarire il contributo dell’agricoltura biologica alla sostenibilità e sostenere l’offerta e quindi la conversione e la produzione per supportare lo sviluppo del bio nei prossimi anni.

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Quattordicesima: come la “useranno” gli italiani nel 2023?

Un’iniezione di liquidità che potrebbe generare 6,8 miliardi di euro di consumi da parte delle famiglie: tra la seconda metà di giugno e la prima settimana di luglio circa 10 milioni di italiani riceveranno la quattordicesima, per un totale di circa 14 miliardi di euro. Una spinta considerevole ai consumi, che si riverserà soprattutto sul turismo. Tra gli utilizzi più indicati per la quattordicesima c’è infatti la voce vacanze, scelta dal 51% degli italiani, e per la quale si stima che verranno spesi 3,7 miliardi di euro. 
A stimarlo è Confesercenti sulla base di un sondaggio condotto con Ipsos. 

Shopping saldi estivi, saldare debiti o pagare il mutuo? 

Segue l’intenzione di investirla nello shopping durante i saldi estivi (25%, circa 1,8 miliardi di euro), o l’acquisto di altri prodotti (18%, 1,3 miliardi di euro), e parte delle restanti risorse (circa 4,7 miliardi di euro), verrà impiegata per saldare conti in sospeso o pagare spese obbligate. Il 21% userà almeno una parte della quattordicesima per pagare debiti (circa 1,5 miliardi di euro), e il 15% per pagare mutui e finanziamenti (poco più di 1 miliardo di euro).

Dai centri estivi alla salute, ma c’è anche chi pensa di investire

Un altro 15%, invece, investirà parte delle risorse in più per pagare centri estivi o vacanze studio per i figli (1.106 milioni circa), mentre il 14% sceglierà spese legate alla sanità o alla salute (1.018,7 milioni). Inoltre, secondo le stime di Confesercenti, circa 1,5 miliardi di euro andranno a finire nel risparmio, fortemente eroso da questi mesi di alta inflazione. Il desiderio di impiegare parte o tutta la quattordicesima per incrementare le proprie riserve è indicato solo dal 21% degli intervistati, mentre il 12% indica anche fini di investimento, cui saranno riservati oltre 870 milioni di euro.

Un’accelerazione per i consumi, ma è necessario salvaguardare il potere d’acquisto

“L’effetto quattordicesima potrebbe dare un’accelerazione importante dopo una primavera ‘fredda’ per i consumi, a causa della corsa dei prezzi e dell’aumento del peso delle spese obbligate sui budget familiari – commenta Confesercenti -. Si conferma dunque la necessità di salvaguardare il potere d’acquisto degli italiani: noi proponiamo di agire attraverso la leva fiscale, detassando gli aumenti retributivi previsti dai rinnovi dei contratti nazionali. Ci sono milioni di lavoratori in Italia che attendono il rinnovo del contratto, e un intervento di questo tipo velocizzerebbe la contrattazione e sbloccherebbe risorse per le famiglie. Secondo le nostre stime, porterebbe per il solo 2023 a una spesa per consumi aggiuntiva di 2,8 miliardi”.

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ESG: in Italia crescono le startup sostenibili che vogliono cambiare il mondo

L’ambiente, la responsabilità sociale e la governance aziendale, tematiche conosciute come Esg, conquistano sempre più spazio nei portafogli finanziari. Negli ultimi tre anni la maggior parte degli investimenti europei sono stati destinati a fondi con etichetta Esg: attualmente superano i 4mila miliardi di dollari, corrispondenti a oltre un terzo del totale degli investimenti.
Lo studio intitolato Sustainability waves | Esg italian startup, pubblicato da Cariplo Factory con il patrocinio della Commissione Europea e il supporto di varie organizzazioni, ha delineato un profilo delle startup italiane attive in questo settore.

Obiettivo: rendere il mondo un posto migliore

Sono state coinvolte 115 aziende di piccole dimensioni (l’82% ha meno di dieci dipendenti), ma già in grado di attrarre investimenti e operare a livello nazionale (54%) e internazionale (40%). Oltre il 50% si colloca nella fascia più alta dell’indice Investment readiness level, che misura la maturità delle startup per la raccolta di capitali.
Queste startup si pongono l’obiettivo di rendere il mondo un posto migliore, cercando di cambiare i paradigmi del mercato. Inoltre, sono caratterizzate da un forte impegno verso la parità di genere: il 60% di esse ha un consiglio di amministrazione a maggioranza femminile, mentre il 59% ha almeno il 50% dei dipendenti donne. Nel 28% dei casi, adottano il lavoro flessibile, mentre il 72% ha implementato programmi di welfare aziendale.

L’ambiente è una delle aree di interesse principali 

L’ambiente rappresenta una delle principali aree di interesse per queste startup: il 77% di esse ha attivato programmi di tutela o riduzione dell’impatto ambientale, che spaziano dalla gestione dei rifiuti al rispetto della biodiversità e all’uso sostenibile del territorio. Inoltre, il 55% dispone già di tecnologie per la riduzione dell’impronta ambientale. Nell’ambito delle startup sostenibili in Italia, esistono alcuni esempi significativi, come Alberea che combatte l’emergenza climatica con campagne di rimboschimento agricolo e urbano, oppure BioTextiles, specializzata nella creazione di biomateriali di origine vegetale a partire da un unico biopolimero, l’agar-agar.

Agire sul fronte energetico o ripensare la mobilità urbana

Sul fronte energetico, si distingue Levante, che ha progettato e brevettato un pannello fotovoltaico pieghevole, ispirato agli origami, per creare energia pulita grazie alle celle fotovoltaiche bifacciali.
Ripensare la mobilità urbana è invece l’obiettivo di Revo, riporta Adnkronos, che sviluppa piste ciclabili modulari, prefabbricate, realizzate in maniera ecosostenibile, e riposizionabili senza necessità di scavi e lavori stradali. Di fatto, possono essere posate su qualunque superficie esistente.

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Bonus Gas e Luce: confermato anche per il 2023

Secondo le stime saranno più di 30 milioni gli italiani che nel 2023 usufruiranno del Bonus Gas e Luce, soprattutto per effetto dell’intervento su uno dei requisiti principali per richiederlo, la soglia Isee, che con la Legge di Bilancio 2023 è stata alzata e fissata a 15mila euro. La riconferma del Bonus Gas e Luce da parte dell’esecutivo anche per il 2023 è da individuarsi principalmente nella difficoltà di un numero sempre maggiore di famiglie e imprese di far fronte al pagamento delle bollette di gas e servizi elettrici. A causa della speculazione, aggravata dalla crisi russo-ucraina, nell’ultimo anno i prezzi di luce e gas hanno subito un aumento notevole, gravando in modo considerevole sui bilanci familiari.

Isee a 15.000, requisiti e importo

Oltre al tetto massimo Isee a 15.000 euro, gli altri requisiti consistono all’appartenere a un nucleo familiare con almeno 4 figli a carico e ISEE non superiore a 20mila euro, essere percettori di Reddito di Cittadinanza o Pensione di Cittadinanza, essere intestatari di un contratto di fornitura elettrica o gas naturale o di fornitura condominiale centralizzata, avere patologie gravi e certificate che necessitano di apparecchi elettrici di tipo medico. In questo caso, si tratta del Bonus disagio fisico, riservato alle sole utenze domestiche. Diversi fattori contribuiscono a variare l’importo del Bonus. Nel caso di Bonus Gas, riguardano la categoria d’uso associata alla fornitura, la zona climatica, il numero di componenti della famiglia. Nel caso di Bonus Luce, invece, rilevante è soprattutto il numero dei componenti del nucleo familiare Isee.

Le agevolazioni stabilite dall’Autorità per l’energia

Le misure definite da Arera per il Bonus prevedono l’annullamento delle spese generali di sistema per le utenze cosiddette a ‘bassa tensione’, il potenziamento del Bonus per le utenze domestiche in cui vivono persone in condizioni economicamente svantaggiate o in gravi condizioni di salute, la possibilità di pagare le bollette in 10 rate mensili, e la riduzione dell’IVA al 5% sulle bollette del gas per utenze domestiche e non domestiche. Una delle agevolazioni riconosciute con il Bonus è infatti la possibilità di rateizzare gli importi fino a 10 rate e senza interessi.
I fornitori di energia hanno dato alcune indicazioni ai venditori, come ad esempio, il divieto di sospendere la fornitura in caso di mancato pagamento senza prima aver sollecitato il pagamento e proposto un ulteriore piano di rateizzazione.

Non occorre presentare richiesta

Ulteriori indicazioni, che possono comunque essere facilmente modificabili dal venditore, riguardano il valore delle rate, che non deve essere inferiore a 50 euro, e una prima rata pari al 50% dell’importo complessivo.
Grazie all’introduzione del Sistema Informatico Integrato e ai Servizi Proattivi dell’Inps, che consente il rilascio automatizzato del Bonus, quest’anno non occorre presentare alcuna richiesta. Infatti, il sistema permette di ricevere in automatico lo sconto in bolletta, se ovviamente si è in possesso dei requisiti. L’unica azione da compiere è quella di procedere alla compilazione del proprio Isee, rivolgendosi a un CAF o utilizzando l’Isee precompilato online.

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