Di tutto un pò…

Perchè social e trap influenzano la percezione delle donne?

Emerge da un’indagine di Eumetra, realizzata su un campione di ragazze e ragazzi tra 16 e 25 anni, realizzata per conto di Telefono Donna Italia. I maschi manifestano una sensibilità meno sviluppata sul tema violenza di genere e sussistono profonde differenze nella percezione e nell’esperienza della violenza.

Il 66% delle ragazze ha timore di vivere episodi di violenza o molestie,. Per il 40% i social influenzano negativamente l’immagine della donna e oltre la metà ritiene che favoriscano comportamenti offensivi.
La pensa diversamente il campione maschile: solo 1 su 10 attribuisce ai social la responsabilità di una visione negativa della donna e solo 2 su 10 ritengono che in parte incoraggino atteggiamenti sessisti.

Cosa temono le giovani donne

Per il 40% delle ragazze, poi, anche i testi delle canzoni trap contribuiscono a veicolare un’immagine poco rispettosa delle donne. La pensa così solo 2 su 10 ragazzi. 
La paura più diffusa tra le ragazze è quella di subire un’aggressione fisica (66%), e più di 6 su 10 stanno al telefono con qualcuno tornando a casa, evitano i mezzi pubblici dopo una certa ora e prediligono abiti più ‘discreti’.

Sul tema della responsabilità di comportamenti sbagliati emergono grosse differenze tra i due sessi: per 3 ragazzi su 10 vestirsi ‘in un certo modo’ attira comportamenti offensivi, mentre 6 ragazze su 10 affermano di aver ricevuto atteggiamenti sgraditi a prescindere dall’abbigliamento.

Punti di vista opposti

Anche l’assunzione di alcol o droghe secondo i ragazzi è un fattore che aumenta il rischio di aggressioni, mentre per le ragazze uno stato di alterazione non può essere considerato causa né giustificazione di un’aggressione a sfondo sessuale.

I timori delle ragazze hanno ripercussioni anche nei rapporti con l’altro sesso: il 56% delle ragazze ha paura di un partner geloso (sentimento assente da parte dei ragazzi nei confronti delle ragazze) e quasi 3 su 10 hanno rinunciato a qualcosa, ad esempio, sul tipo di abbigliamento e la vita sociale, per ‘accontentare’ il partner.
Inoltre, a fronte di un’idea condivisa che le donne scelgano di tacere per timore di ritorsioni, circa la metà del campione maschile ritiene la donna colpevole se rimane con un uomo violento senza denunciare.

L’educazione sentimentale si impara su internet

La diversità di punti di vista tra ragazze e ragazzi trova conferma affrontando i temi dell’educazione affettiva e sessuale. Le ragazze sono più coinvolte e informate rispetto al tema dell’educazione affettiva, che consiste, secondo una loro definizione spontanea, nel ‘relazionarsi con rispetto alle persone e imparare a gestire i sentimenti’.

Le informazioni acquisite su questo tema derivano, in primo luogo, da internet ma, soprattutto tra le giovanissime e i ragazzi (16-17enni) è presente anche la figura di insegnanti e genitori.
Riguardo al tema dell’educazione sessuale gli adulti sono un canale informativo decisamente meno prioritario. Passaparola e internet/social la fanno da padroni. In particolare, la pornografia viene considerata un canale d’informazione da ben 4 ragazzi su 10 (solo 2 ragazze su 10).

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Lavoro e salario: italiani insoddisfatti dello stipendio, ma non solo

In un contesto dove l’inflazione continua a erodere il potere di acquisto, nonostante un aumento medio delle retribuzioni dell’1,8%, molte aziende non sono intervenute a sostegno dei salari. Questa discrepanza tra le aspettative dei lavoratori e le politiche retributive applicate dalle aziende aumenta la sensazione di insicurezza e insoddisfazione, ed evidenzia una crescente richiesta di trasparenza, equità e riconoscimento del merito.

Per il nono anno consecutivo, il Salary satisfaction report 2024, l’osservatorio JobPricing, svolto in collaborazione con InfoJobs, indaga sul panorama della soddisfazione salariale in Italia. 
Quest’anno, oltre 4.400 lavoratori hanno condiviso le loro percezioni attraverso una survey online declinata su sei dimensioni principali, equità, competitività, performance e retribuzione, trasparenza, fiducia e comprensione, e meritocrazia.

Più insoddisfatto chi percepisce lo stipendio “fisso”

Nonostante un leggero incremento nella soddisfazione complessiva, prevale una marcata e persistente insoddisfazione, particolarmente accentuata tra coloro che ricevono esclusivamente una retribuzione fissa.
Questo fenomeno evidenzia l’urgente necessità per le aziende di adottare un approccio più ampio alla retribuzione, che integri benefit, incentivi variabili e gli altri elementi tipici dei modelli di Total Reward.

Il report rivela infatti un ampio dissenso riguardo alla mancanza di meritocrazia nelle pratiche aziendali. L’indice di soddisfazione relativo alla percezione di meritocrazia, che si attesta a soli 3,4 su 10, denota una diffusa insoddisfazione verso i criteri di riconoscimento e promozione interni.

Poca meritocrazia tanta ingiustizia

Questa situazione compromette anche la comprensione e l’accettazione delle politiche retributive da parte dei dipendenti, aggravando la percezione di ingiustizia. A livello di genere, in media le donne sono più insoddisfatte rispetto agli uomini in tutte le dimensioni esaminate, sollevando questioni di equità e meritocrazia che richiedono urgenti attenzioni e interventi mirati da parte delle aziende per garantire un ambiente di lavoro inclusivo e paritario.

Guardando al futuro, la fiducia espressa da circa la metà dei partecipanti verso un miglioramento delle prospettive lavorative nel 2024 rappresenta un segnale positivo, anche se le aspettative sul fronte salariale rimangono moderate. Questo dualismo riflette la complessità del panorama lavorativo attuale, dove il desiderio di un ambiente lavorativo migliore convive con la consapevolezza delle sfide economiche persistenti.

L’importanza dell’approccio Total Reward

Le aziende sono chiamate all’azione, sottolineando l’urgenza di adottare politiche retributive che tengano conto della realtà economica e delle aspettative dei lavoratori. L’importanza di un approccio ‘Total Reward’, che valorizzi gli elementi tangibili e intangibili, come benefit, opportunità di crescita professionale e un ambiente lavorativo stimolante, si rivela cruciale per aumentare la soddisfazione dei dipendenti e affrontare le problematiche di equità e meritocrazia.

L’obiettivo, riferisce Adnkronos, è promuovere non solo la soddisfazione retributiva ma anche il benessere generale e l’engagement dei dipendenti, fondamentali per la competitività aziendale in un mercato in costante evoluzione.
Il report invita quindi a un ripensamento delle strategie retributive, ponendo le basi per un dialogo costruttivo tra lavoratori e datori di lavoro volto a promuovere un ambiente lavorativo equo, inclusivo e motivante.

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Sostenibilità digitale: italiani divisi dall’uso delle tecnologie?

Come misurare la percezione della relazione tra sostenibilità e digitalizzazione da parte degli italiani? E quali sono il livello di consapevolezza, le competenze e i comportamenti degli italiani in relazione alla sostenibilità digitale? Risponde l’ultima edizione dell’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che fa emergere una mappa dell’Italia che non fa differenza tanto fra Nord, Centro e Sud, quanto tra ‘grande’ e ‘piccolo’.

La sostenibilità digitale in Italia mostra infatti dinamiche diversificate, che dipendono in gran parte dalla dimensione dei centri abitati. In altri termini, consapevolezza, competenza e comportamenti sono più simili sulla base delle dimensioni del Comune che della sua posizione geografica.

Sostenibilità: aumentare la consapevolezza resta una sfida

Di fatto, nei grandi centri il 35% dei residenti considera la tecnologia esclusivamente come una grande opportunità senza rischi associati, a fronte del 23% nei piccoli centri. Ma in generale la conoscenza del concetto di sostenibilità è meno diffusa di quanto si possa immaginare.
Dall’analisi dei dati emergono differenze significative nella conoscenza del concetto di sostenibilità tra i residenti dei piccoli e dei grandi centri.

Nei piccoli centri, il 53% degli intervistati ha una conoscenza limitata o nulla della sostenibilità, rispetto al 34% nei grandi centri.
Sebbene vi sia una maggiore consapevolezza della sostenibilità nei grandi centri, con il 18% che si considera molto informato contro il 7% nei piccoli centri, la necessità di aumentare la consapevolezza su questo tema rimane una sfida sia per le aree urbane più grandi sia per quelle più piccole.

La tecnologia è uno strumento utile, non si discute

I risultati della ricerca evidenziano una sostanziale convergenza tra residenti dei piccoli e dei grandi centri riguardo la percezione della tecnologia digitale come strumento utile per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità, sia ambientale sia economica. Tuttavia, sono da evidenziare alcune differenze significative nei livelli di accordo tra i due contesti.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, la maggioranza dei residenti nei piccoli e nei grandi centri ritiene che la tecnologia digitale sia un’utile risorsa per promuovere la salvaguardia dell’ambiente.
Tuttavia, c’è una differenza significativa nel grado di accordo tra i due gruppi, con il 20% dei residenti nei piccoli centri che la considera ‘molto’ utile, rispetto al 31% dei residenti nei grandi.

Il digitale promuove il benessere economico 

Analogamente, per quanto riguarda la sostenibilità economica, la maggioranza dei residenti di entrambi i contesti urbani riconosce il valore della tecnologia digitale nel promuovere lo sviluppo economico e il benessere diffuso.
Tuttavia, una percentuale leggermente più alta di residenti nei piccoli centri la colloca nella fascia ‘abbastanza’ utile (61%) rispetto ai residenti nei grandi centri (55%).

Questo suggerisce una percezione comune tra le due categorie di cittadini sull’importanza della tecnologia digitale per la sostenibilità economica, riporta AGI, sebbene con sfumature leggermente diverse.
In sintesi, entrambi i gruppi dimostrano un’ampia accettazione della tecnologia digitale come strumento per promuovere sia la sostenibilità ambientale sia economica, nonostante leggere variazioni nelle percentuali di accordo tra i due contesti urbani.

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Fiducia: ad aprile peggiora per consumatori e imprese

Nel mese di aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 96,5 a 95,2 e l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 97,0 a 95,8.
Lo rileva l’Istat: ad aprile peggiora sia il clima di opinione dei consumatori sia quello delle imprese.

“Dopo il rialzo registrato a marzo 2024 – spiega l’Istat – il clima di fiducia delle imprese diminuisce tornando al livello dello scorso febbraio. Il calo dell’indicatore complessivo rappresenta un diffuso peggioramento della fiducia in tutti i comparti economici indagati”.

“Il valore più basso da novembre 2023”

Ad aprile, sottolinea l’istituto, “l’indice di fiducia dei consumatori si riduce per il secondo mese consecutivo e registra il valore più basso da novembre 2023. Il ridimensionamento dell’indice è dovuto principalmente al peggioramento delle aspettative sulla situazione economica generale, comprese le attese sulla disoccupazione, su quella familiare, nonché a un deciso deterioramento delle opinioni sulla possibilità di risparmiare in futuro”.

La dinamica negativa dell’indicatore di fiducia dei consumatori, secondo l’Istat, esprime il deterioramento del clima economico (da 101,9 a 99,4), di quello personale (da 94,6 a 93,7), e soprattutto, di quello futuro: l’indice cala da 97,2 a 93,9.
Il clima corrente, invece, registra un lieve incremento. L’indice sale da 96,0 a 96,2.

Cali più consistenti per costruzioni, commercio al dettaglio, nei servizi di mercato

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia si riduce in tutti e quattro i comparti economici indagati, seppur con intensità diverse.
Nelle costruzioni, nel commercio al dettaglio e nei servizi di mercato si registrano i cali più consistenti, rispettivamente da 105,7 a 103,4, da 104,5 a 103,0 e da 100,7 a 99,5, mentre nella manifattura la diminuzione è più contenuta (l’indice scende da 88,4 a 87,6).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia dei comparti economici, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sul livello di produzione, e le scorte sono giudicate in decumulo. Nelle costruzioni tutte le componenti si deteriorano.

Nel 2024 evoluzione positiva degli investimenti 

Passando al comparto dei servizi di mercato, un peggioramento dei giudizi sugli ordini si unisce a un’evoluzione positiva delle opinioni sull’andamento degli affari. Le attese sugli ordini rimangono stabili rispetto allo scorso mese.

Con riferimento al commercio al dettaglio, riferisce Agi, le vendite sono giudicate in miglioramento, mentre le relative attese diminuiscono, e si stima un accumulo delle scorte di magazzino.
In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero e dei servizi di mercato riguardo la variazione della spesa per investimenti nel 2024 rispetto al 2023, emerge un’evoluzione positiva.

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Salute: le opinioni degli italiani nel 2024

Il sondaggio a cura del team di Public Affairs di Ipsos sulla Giornata Mondiale della Salute 2024, celebrata ogni anno il 7 aprile, evidenzia una percezione piuttosto negativa da parte della popolazione italiana sul nostro sistema sanitario.
Negli ultimi anni, il sistema sanitario nazionale, così come avvenuto in tutto il mondo, ha dovuto affrontare una pressione intensa a causa della pandemia, evidenziando ritardi e carenze accumulati nel corso del tempo.

Ma la tutela della salute richiede necessariamente un sistema sanitario efficace, e un personale medico qualificato. E considerando l’invecchiamento della popolazione e le crescenti difficoltà nel reperire risorse pubbliche per sostenere la sanità, in futuro si prevede un onere ancora maggiore per il sistema.

Metà popolazione valuta negativamente le prestazioni del SSN

Ma forse, si dovrebbe parlare della crescente difficoltà nel decidere di allocare risorse a questa voce di bilancio. Gli italiani ne sono consapevoli, e lo esprimono chiaramente. Il 50% della popolazione valuta negativamente le prestazioni offerte dal Sistema Sanitario Nazionale, mentre il 44% le valuta positivamente. La percentuale di valutazioni negative sale al 54% tra gli over 60, mentre solo per la Generazione Z il bilancio è positivo.

In questo contesto, per lo più critico, emerge il ruolo fondamentale dei medici di base, punto di riferimento imprescindibile per gli italiani, tanto che il 70% si dichiara soddisfatto. 
Un dato piuttosto omogeneo su tutto il territorio nazionale, tra le diverse fasce di età e livelli di reddito. 

Il divario Nord-Sud

Il divario Nord-Sud è invece evidente nel giudizio sul SSN. Si potrebbe affermare che la valutazione nazionale risulta negativa a causa dell’insoddisfazione preponderante nel Centro-Sud.
Nel Centro-Nord, infatti, i giudizi positivi (52%) superano quelli negativi (46%). Al contrario, al Sud prevale l’insoddisfazione, con il 57% di giudizi negativi rispetto a il 36% positivi.

Il divario si accentua ulteriormente quando i termini della questione vengono posti in maniera comparativa. Se i cittadini del Centro-Nord, in particolare del Nord-Est (51%), sono abbastanza convinti che la qualità delle prestazioni sanitarie nella loro regione sia superiore rispetto ad altre, solo l’11% dei cittadini del Sud afferma lo stesso.

“Rinuncia alle cure”: un fenomeno in crescita

Il fenomeno della “rinuncia alle cure” è un aspetto estremamente critico che rischia di diventare drammatico. Nonostante molti italiani siano ancora in grado di trovare soluzioni private, non tutti possono farlo. 

Il problema principale risiede nell’accesso ai servizi di salute pubblica. Il 74% degli italiani ha dovuto affrontare tempi di attesa non sostenibili per ricevere cure, mentre il 56% ha riscontrato che il servizio necessario non era disponibile nella loro area di residenza o a una distanza ragionevole.
Il dato più preoccupante è che il 16% ha rinunciato alle cure in queste circostanze.

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 I social cambiano, non le dinamiche di interazione. Specialmente quelle negative

Lo ha scoperto un nuovo studio, coordinato da Walter Quattrociocchi del Centro per la Data Science e la complessità per la società presso il Dipartimento di Informatica della Sapienza Università di Roma, e pubblicato sulla rivista Nature: nonostante i social media cambino e si evolvano le interazioni online tra gli utenti rimangono le stesse. E quelle ‘tossiche’ persistono all’interno delle comunità digitali. 

Infatti, l’analisi suggerisce la natura persistente delle interazioni tossiche all’interno delle comunità digitali, ed evidenzia come la componente umana rimanga costante a dispetto delle variazioni delle piattaforme, delle mutevoli norme sociali e del passare dei decenni.
La ricerca rivela quindi una costante nelle dinamiche di interazione online tra gli utenti sia sulle diverse piattaforme sia confrontandole con le piattaforme del passato.

Gli elementi chiave della tossicità: lunghezza e polarizzazione delle conversazioni

La ricerca, focalizzata sulle dinamiche delle conversazioni online e condotta dalla Sapienza, ha identificato modelli comportamentali ricorrenti all’interno dei vari social media, dimostrando una notevole coerenza nelle interazioni tra gli utenti nonostante l’evoluzione delle piattaforme e delle norme sociali.
In particolare, lo studio ha utilizzato un approccio comparativo su varie piattaforme (da Facebook, Reddit, Gab, Youtube fino alla meno recente USNET) e lo ha condotto su più di 500 milioni di commenti, al fine di per esplorare gli aspetti cruciali relativi alla persistenza delle interazioni tossiche nelle comunità digitali.

Elementi chiave identificati dai ricercatori includono la lunghezza delle conversazioni, con discussioni prolungate più inclini alla tossicità, e la polarizzazione, ovvero, quando punti di vista divergenti conducono a un’escalation del disaccordo online.

“Un progresso nella comprensione delle dinamiche sociali online”

Sorprendentemente, le interazioni tossiche non fungono da deterrente sull’engagement degli utenti, i quali continuano a partecipare attivamente alle conversazioni.
Questo indica una complessa interazione tra contenuti dannosi e la partecipazione ai dibattiti online, suggerendo una resilienza degli utenti alla negatività negli ambienti digitali.

“Questa ricerca rappresenta un significativo progresso nella comprensione delle dinamiche sociali online – spiega Walter Quattrociocchi – e di come queste vengano influenzate dagli algoritmi, superando il focus su singole piattaforme. I risultati sottolineano infatti le ampie implicazioni dell’influenza algoritmica sulle interazioni sociali”.

“Il comportamento tossico è profondamente radicato nelle interazioni digitali”

La ricerca sottolinea inoltre l’importanza della data science nell’analizzare e interpretare il comportamento umano online, confermando come il comportamento tossico sia un aspetto profondamente radicato nelle interazioni digitali.

“Lo studio della comunicazione digitale e delle dinamiche che ruotano attorno ai nuovi media è un tema di forte attualità che richiede un’analisi rigorosa, considerate le numerose implicazioni che ne derivano – dichiara la rettrice Antonella Polimeni -. Questa pubblicazione, su una rivista prestigiosa come Nature, conferma e consolida la qualità delle attività di ricerca dell’Ateneo anche in questo campo: un riconoscimento importante per il team coordinato da Walter Quattrociocchi e per tutto l’Ateneo”.

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 L’evoluzione del food: quando il cibo diventa arte (sostenibile) 

Il mondo del food continua a sorprenderci con la sua capacità di innovare e stupire i palati più esigenti. L’incontro tra tradizione e modernità ha dato vita a un panorama gastronomico sempre più variegato.

La crescente consapevolezza verso uno stile di vita sano ha portato all’esplosione dei “superfood”, alimenti ricchi di nutrienti e benefici per la salute. Dalla quinoa al matcha, questi superalimenti non solo arricchiscono il nostro corpo ma aggiungono anche un tocco di esotismo e originalità alle nostre tavole.

Il piatto è un’opera da ammirare  

Chef di tutto il mondo stanno trasformando gli alimenti in vere e proprie opere d’arte. Attraverso tecniche di presentazione sofisticate e abbinamenti di colori sorprendenti, i piatti non sono solo una delizia per il palato, ma anche per gli occhi. L’estetica diventa così parte integrante dell’esperienza gastronomica.

La scienza entra in cucina 

L’avvento della gastronomia molecolare ha portato la cucina a un livello completamente nuovo. Chef come Ferran Adrià hanno reso popolare l’uso di tecniche scientifiche per trasformare gli ingredienti più comuni in creazioni straordinarie. Sfere di frutta, gel di caffè e schiume inaspettate sono solo alcune delle meraviglie create attraverso la manipolazione delle proprietà molecolari degli alimenti.

Street food di lusso: dalla strada alle stelle  

Il concetto di street food ha subito una trasformazione incredibile. Da cibi da strada venduti nelle bancarelle, siamo passati a esperienze gastronomiche stellate Michelin offerte in atmosfere informali. Chef rinomati hanno aperto truck e chioschi, portando la loro alta cucina direttamente nelle strade, dimostrando che la qualità non è limitata dalla location.

Sostenibilità in tavola 

La consapevolezza ambientale ha spinto l’industria alimentare a concentrarsi sulla sostenibilità. L’uso di ingredienti locali, la riduzione degli sprechi alimentari e l’adozione di pratiche agricole sostenibili sono diventati imperativi. Ristoranti e aziende alimentari stanno dimostrando che il cibo del futuro può essere delizioso e rispettoso dell’ambiente.

Il cibo come viaggio multisensoriale

Gli chef stanno sempre più esplorando il concetto di esperienze multisensoriali. L’uso di suoni, luci e profumi durante la degustazione aggiunge un livello completamente nuovo di coinvolgimento. I commensali non solo assaporano il cibo ma sono immersi in un viaggio sensoriale completo. In conclusione, il mondo del food continua a offrire sorprese e novità, da ingredienti innovativi a presentazioni artistiche. La cucina moderna è una fusione di creatività, scienza e consapevolezza.

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Evasione fiscale: nel 2023 recuperati 24,7 miliardi di euro

La lotta all’infedeltà fiscale produce risultati sempre più positivi: nel 2022 il recupero dell’evasione è stato di 20,2 miliardi di euro e nel 2023 di 24,7 miliardi. Quanto agli arresti, il numero minimo di persone ‘ammanettate’ per aver commesso un reato tributario si è verificato nel 2016, nel 2021 si è verificato il picco massimo (411) e nel 2022 il numero è sceso a 290.

Tra le cause che hanno assicurato questi risultati, l’applicazione della compliance, l’introduzione della fatturazione elettronica, l’obbligo dell’invio telematico dei corrispettivi, nonché gli effetti dello split payment in capo a chi lavora con la PA, e del reverse charge per le aziende che operano, in particolare, nel settore delle costruzioni.
A segnalarlo è l’Ufficio studi della CGIA: in Italia il numero delle persone arrestate per violazioni penali di natura tributaria è in diminuzione, mentre aumenta il gettito recuperato attraverso la lotta all’evasione fiscale.

Ma a fronte di 100 euro incassati 11,2 restano agli evasori

Anche la stima dell’evasione fiscale è in calo. Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), nel 2021 l’evasione tributaria e contributiva presente in Italia era pari a 83,6 miliardi di euro.

Sempre nel 2021, l’Ufficio studi della CGIA stima che l’evasione fiscale sia all’11,2%. Significa che a fronte di 100 euro incassati dall’erario, 11,2 euro rimangono indebitamente nelle tasche degli evasori.
Le differenze territoriali sono molto marcate. Se in Calabria l’infedeltà fiscale è del 18,4%, in Campania del 17,2% e in Puglia del 16,8%, nella Provincia Autonoma di Trento, scende all’8,6%, in Lombardia all’8% e nella Provincia Autonoma di Bolzano al 7,7%. 

Non occorre istituire uno Stato di polizia tributaria

Se la lotta all’evasione passa anche attraverso l’azione repressiva, con l’arresto di chi si rende responsabile di questi reati, finora non siamo stati in grado di ‘misurare’ l’efficacia di tale attività punitiva.

Infatti, non esiste alcuna analisi realizzata dall’Amministrazione fiscale o dal ministero della Giustizia in grado di valutare ex post gli effetti prodotti dall’azione repressiva del nostro fisco, sia per quanto concerne le risorse recuperate sia in ordine alla deterrenza esercitata.
Tuttavia, in Italia non occorre istituire uno Stato di polizia tributaria per combattere l’evasione, anche se per contrastare maggiormente l’evasione bisogna essere inflessibili.

Premiare chi produce e genera ricchezza

Tutto ciò senza essere costretti a inasprire la disciplina penale tributaria con l’intento giustizialista di mandare in galera gli evasori e buttare la chiave. Almeno, fino a quando non verrà dimostrato che il ricorso alla pena restrittiva della libertà personale risulti essere uno strumento in grado di dissuadere le persone a non fare il loro dovere fiscale e a recuperare le somme evase.

Nel frattempo, per ridurre l’infedeltà fiscale e allinearci agli standard dei Paesi europei meno interessati da questo fenomeno è auspicabile mettere a punto in tempi rapidi un fisco meno aggressivo, più semplice, più trasparente e più equo, premiando chi produce, chi crea occupazione e genera ricchezza. Garantendo un gettito sufficiente a far funzionare la macchina dello Stato e aiutare chi si trova in difficoltà. 

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I giovani temono il cyberbullismo: il 65% vittima di violenza

È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio indifesa, realizzato da Terre des Hommes, OneDay e la community di ScuolaZoo: il 65% dei giovani tra 14 e 26 anni dichiara di essere stato vittima di violenza. Tra questi il 63% ha subito atti di bullismo e il 19% di cyberbullismo.
La percentuale di chi ha subito una violenza, fisica o psicologica, sale al 70% se si considerano le ragazze e all’83% tra chi si definisce non binario, mentre scende al 56% tra i maschi.

Anche le tipologie di violenza subite sono diverse tra i generi, a eccezione delle violenze psicologiche e verbali, che colpiscono in egual misura maschi e femmine: 71% in generale e per le femmine, 69% maschi.
Tra le violenze fisiche di cui è stato testimone il 46,5% dei ragazzi, le più frequenti sono aggressioni (68%) e scherzi pesanti (63%).

I non binari subiscono più violenze

Si configura come un fenomeno più maschile, invece, il bullismo (maschi 68%, femmine 60%), mentre il cyberbullismo sembra colpire più le ragazze (21% vs 16%).
Non stupisce invece che tra gli atti di violenza più segnalati dalle ragazze ci sia il catcalling, ovvero commenti di carattere sessuale non graditi ricevuti da estranei in luoghi pubblici, al 61% (maschi 6%, in generale 40%) e le molestie sessuali al 30% (7% maschi, 23% in generale).

Tutte le tipologie segnano percentuali più alte tra chi si definisce non binario: violenze psicologiche o verbali e bullismo (80%), catcalling (66%), molestie sessuali (36%), cyberbullismo (27%).

Le conseguenze? Dalla perdita di autostima all’autolesionismo

Bullismo, cyberbullismo, violenze psicologiche e verbali prendono di mira soprattutto l’aspetto fisico (body shaming, 79%), poi orientamento sessuale (15%), condizione economica (11%), origine etnica/geografica (10,5%), identità di genere (9%), disabilità (5%) e religione (4%).
La prima conseguenza di queste violenze è la perdita di autostima, sicurezza e fiducia negli altri (75%).

In un contesto in cui la salute mentale dei ragazzi è sempre più a rischio, appare preoccupante che il 47% soffra di ansia sociale e attacchi di panico come prodotto di queste violenze tra pari, e che il 45% segnali isolamento e allontanamento dai coetanei.
Gli altri effetti negativi riguardano difficoltà di concentrazione e basso rendimento scolastico (28%), depressione (28%), paura e rifiuto della scuola (24%), disturbi alimentari (24%), autolesionismo (20%).

I pericoli del web

Dopo la scuola (66%), è il web il luogo dove è più probabile essere vittime di violenza (39%), riporta Ansa. Per le ragazze Internet scende al terzo posto (36%), superato dalla strada (41%), mentre è al quarto posto (36%) tra chi si definisce non binario, superato dalla strada e dalla famiglia (entrambe 44%).

Il rischio maggiore in cui si può incorrere online è il cyberbullismo (56%), seguito da revenge porn (45%), furto d’identità, perdita della privacy (35%), adescamento da parte di estranei (35%), molestie (30%), alienazione dalla vita reale (25%), stalking (23%), solitudine (9%), emarginazione (6%). Meno dell’1% ritiene che sul web non si corrano rischi.

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PA, famiglie e società: i conti del terzo trimestre 2023

L’Istat ha rilasciato il Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) e le stime relative alla situazione economica delle famiglie e delle società per il terzo trimestre 2023.
I dati relativi alle Amministrazioni pubbliche sono espressi in forma grezza, mentre quelli relativi alle famiglie e alle società in forma destagionalizzata.

Dal Conto, che è parte dei Conti trimestrali dei settori istituzionali, emerge come nel terzo trimestre del 2023 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil sia stato pari al -5,0%. Nello stesso trimestre del 2022 era pari al -9,4%.

Aumenta il reddito disponibile delle famiglie e crescono i consumi

Il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche, l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil del -1,2%. Nel terzo trimestre del 2022 era pari a -5,6%.
Il saldo corrente delle Amministrazioni pubbliche è stato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,1% (-1,2% nel terzo trimestre del 2022).

La pressione fiscale è stata pari al 41,2%, in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è invece aumentato dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,2%.

Sale il potere d’acquisto, ma per le imprese calano i profitti 

La propensione al risparmio delle famiglie italiane è stimata al 6,9%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2023. Inoltre, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici è cresciuto dell’1,3%, rispetto al trimestre precedente. Questo, a fronte di un aumento dei prezzi pari al +0,5%.

Quanto alle imprese, la quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 42,5%, è diminuita di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. E il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 22,2%, è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto al secondo trimestre dell’anno appena trascorso.

Diminuisce il debito pubblico, scende la pressione fiscale

Nel terzo trimestre del 2023 il quadro della finanza pubblica ha mostrato un miglioramento per l’indebitamento, e rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, una pressione fiscale in diminuzione.
Nello stesso periodo, dopo la brusca caduta del quarto trimestre 2022, il potere d’acquisto delle famiglie ha proseguito la ripresa. Tale ripresa, iniziata nel primo trimestre del 2023, era stata interrotta dalla lieve flessione del trimestre successivo.

La stessa dinamica si è osservata per la propensione al risparmio, che tuttavia è rimasta molto al di sotto dei livelli pre-Covid.
Le società non finanziarie hanno poi registrato la terza flessione consecutiva della quota di profitto, ma di minore intensità rispetto alle precedenti. Analogamente, è proseguita la diminuzione del tasso di investimento, iniziata nel quarto trimestre del 2022.

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