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Addio a Windows 10: milioni di utenti restano… al palo

Il 14 ottobre 2025 è una data spartiacque: segna infatti la fine del supporto a Windows 10. Eppure, nononstante si sapesse da tempo di questo addio, molti utenti non sono ancora pronti a fare il salto a Windows 11. Una recente analisi di Kaspersky, basata su dati anonimi forniti dagli utenti del Kaspersky Security Network, mostra che oltre la metà dei computer nel mondo continua a usare Windows 10.

In dettaglio, il 53% degli utenti è ancora legato a questa versione, mentre l’8,5% utilizza Windows 7, ormai fuori supporto dal 2020. Solo un terzo ha già aggiornato a Windows 11, l’ultima versione di Microsoft, rivelando una forte fedeltà agli OS precedenti.

Anche le aziende fanno fatica a cambiare

Il fenomeno non riguarda solo i privati. Tra le grandi aziende, quasi il 60% dei dispositivi utilizza ancora Windows 10, mentre nelle piccole e medie imprese la percentuale scende al 51%. Windows 7 resiste comunque su poco più del 6% dei sistemi aziendali.

Gli esperti di Kaspersky sottolineano che mantenere sistemi obsoleti può essere rischioso: oltre a essere più vulnerabili agli attacchi informatici, questi OS potrebbero diventare incompatibili con software aggiornati o strumenti di sicurezza.

Windows 11: più sicurezza, meno privacy?

Aggiornare a Windows 11 diventa dunque quasi inevitabile. Ma la nuova versione introduce un cambiamento significativo: la configurazione iniziale richiede un account Microsoft. Questo consente di sfruttare funzioni cloud come aggiornamenti automatici e sincronizzazione tra dispositivi, ma comporta anche la condivisione di dati personali.

“L’obiettivo dichiarato di Microsoft è migliorare la sicurezza tramite servizi cloud – spiega Anna Larkina, esperta di privacy di Kaspersky – ma l’uso obbligatorio di un account può trasmettere informazioni agli server senza un consenso immediato e chiaro. Chi vuole mantenere maggiore controllo sui propri dati può comunque usare strumenti come BitLocker o firewall, ma dovrà fare attenzione alle impostazioni di privacy.”

Consigli pratici per proteggere i dati

Dopo l’installazione di Windows 11, Kaspersky suggerisce di aprire Impostazioni > Privacy e sicurezza e rivedere le opzioni disponibili.
Tra le principali azioni consigliate: disattivare l’ID pubblicitario per limitare gli annunci personalizzati, ridurre al minimo i dati diagnostici e spegnere servizi di localizzazione o esperienze condivise tra dispositivi non necessari.

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Recensioni online: se non danneggiano le imprese sono una tutela fondamentale per i consumatori 

Alla luce dell’attuale discussione in sede parlamentare sul DDL PMI, che include nuove norme in materia di e-commerce e di recensioni online, Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale in Italia, ha evidenziato la necessità di una regolamentazione equilibrata, che rafforzi la tutela dei consumatori, ma che non ostacoli l’innovazione o appesantisca le imprese.

Oggi le recensioni online sono uno strumento centrale per rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti dell’e-commerce. Ma rappresentano uno strumento imprescindibile anche per la competitività delle aziende, soprattutto le Piccole e medie imprese.
Quello che serve a livello legislativo è un approccio bilanciato.

Vietare le attività fraudolente, non limitare la circolazione di opinioni autentiche

“Una regolamentazione efficace deve vietare solo le pratiche scorrette – ha sottolineato Roberto Liscia, presidente di Netcomm -, senza penalizzare le aziende o ostacolare l’innovazione. Le recensioni online sono una leva di fiducia e competitività imprescindibile per il commercio digitale, ma devono rimanere uno strumento trasparente, utile e spontaneo per i consumatori e le imprese – ha aggiunto il presidente di Netcomm – Per questo chiediamo al legislatore di adottare un approccio pragmatico ed equilibrato, che si ponga alcuni obiettivi principali. Tra questi vietare le attività fraudolente è un imperativo, tuttavia questo non deve limitare la circolazione legittima di opinioni autentiche”.

Servono almeno 180 giorni per la pubblicazione di un’opinione ponderata

Secondo Roberto Liscia occorre concedere un tempo utile per il rilascio della recensione, quantificato in almeno 180 giorni, per poter pubblicare un’opinione ponderata basata su esperienze complete.

“Inoltre – ha chiarito Liscia -, sosteniamo fortemente la necessità di garantire recensioni autentiche senza che ciò comporti l’imposizione di obblighi di prove irrealistiche agli utenti, che potrebbero ostacolare il funzionamento naturale delle piattaforme e penalizzare gli utenti onesti”.

Rafforzare la protezione dei cittadini senza creare barriere, soprattutto alle Pmi

“Infine – ha concluso il presidente Netcomm -, riteniamo fondamentale aprire la possibilità di segnalare comportamenti scorretti a tutte le associazioni a tutela dei consumatori. Solo così sarà possibile rafforzare la protezione dei cittadini senza creare barriere alle imprese, tenuto conto del fatto che le più penalizzate sarebbero proprio le Pmi”.

Insomma, la posizione di Consorzio Netcomm sulla regolamentazione delle recensioni online si può riassumere in tre punti principali: vietare le attività fraudolente, dare il giusto tempo ai consumatori per esprimere la propria opinione e non imporre oneri a carico degli utenti o delle piattaforme.

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Italia digitale: metà dei cittadini esposti a odio, fake news e contenuti a rischio

Italiani sempre più connessi e digitali, ma non mancano le criticità. Circa la metà dei nostri connazionali dichiara infatti di essersi imbattuta almeno una volta in episodi di odio online, disinformazione e revenge porn.

A lanciare l’allarme è il rapporto AGCOM “I fabbisogni di alfabetizzazione mediatica e digitale nella popolazione italiana”, presentato ufficialmente con la partecipazione del Presidente dell’Autorità, Giacomo Lasorella, il Commissario Massimiliano Capitanio e il Direttore Mario Staderini.

Un web sempre più ostile: la percezione del rischio

Più di 8 cittadini su 10 manifestano preoccupazione per la presenza di contenuti pericolosi online. Nonostante ciò, quasi la metà degli italiani (44,1%) non si è mai rivolta a qualcuno per ottenere consigli su un uso più consapevole dei media digitali.

Fortunatamente, i minori sono più propensi a chiedere aiuto : il 50% dei giovanissimi si affida alla famiglia, un terzo agli insegnanti, e il 30% degli adolescenti ai coetanei.

Internet sì, consapevolezza no

L’utilizzo di Internet è ormai una prassi quotidiana: il 90% dei cittadini italiani accede al web ogni giorno, e quasi la metà vi trascorre oltre quattro ore. Tuttavia, l’alfabetizzazione algoritmica resta carente: solo il 7% della popolazione raggiunge un livello considerato ottimale, mentre più di un terzo degli over 14 è totalmente impreparato, percentuale che sale al 60% tra gli anziani.

Media digitali in famiglia: tra regole e divieti

Nel rapporto emerge una crescente attenzione dei genitori all’uso dei media da parte dei figli. Otto famiglie su dieci adottano qualche forma di regolamentazione: le più diffuse riguardano i limiti di tempo e l’uso di strumenti di parental control. Le strategie variano in base all’età e al titolo di studio: i genitori più istruiti preferiscono il monitoraggio e la condivisione, mentre quelli più giovani tendono a imporre divieti.

Reazioni ai contenuti pericolosi: cosa fanno gli italiani

Oltre l’80% degli italiani ha adottato almeno una misura contro contenuti ritenuti a rischio, come evitarne la visione o cambiare piattaforma.
Solo un terzo verifica la fonte delle notizie sospette. Il livello di istruzione influisce sulle reazioni: chi ha studiato di più segnala e controlla più frequentemente.

Algoritmi e personalizzazione: la conoscenza resta bassa

Più del 40% degli italiani non conosce il funzionamento degli algoritmi che influenzano i contenuti online. E sebbene quasi la metà sia consapevole della possibilità di personalizzare la propria esperienza digitale, solo una piccola percentuale usa strumenti come filtri editoriali o segnalazioni di contenuti inappropriati.

In sintesi, il rapporto AGCOM evidenzia un’Italia connessa ma con ancora poca consapevolezza. Un paese in cui la diffusione dell’informazione digitale supera di gran lunga la capacità critica della popolazione di affrontarla in modo sicuro e responsabile.

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Instagram testa il pulsante “Non mi piace” per i commenti

Instagram ha annunciato l’introduzione di una nuova funzione che potrebbe cambiare il modo in cui gli utenti interagiscono con i contenuti della piattaforma. Adam Mosseri, responsabile di Instagram, ha comunicato attraverso un post su Threads l’avvio della sperimentazione di un pulsante “Non mi piace” dedicato ai commenti.

Obiettivo: migliorare le interazioni

Il nuovo pulsante consentirà agli utenti di segnalare in modo anonimo i commenti che ritengono offensivi, fuori contesto o semplicemente indesiderati. Questa funzione nasce con un duplice obiettivo: offrire agli utenti un’opzione per esprimere il proprio disaccordo senza esporsi pubblicamente e fornire a Instagram dati utili per identificare eventuali interazioni problematiche.

Secondo quanto dichiarato da Mosseri, riferisce Adnkronos, i feedback raccolti attraverso questo strumento potrebbero essere utilizzati per riorganizzare l’ordine dei commenti sotto i post. I commenti che ricevono un numero elevato di segnalazioni potrebbero essere spostati più in basso, riducendo così la loro visibilità e promuovendo conversazioni più rispettose e costruttive.

Un test su scala ridotta

Al momento, la funzione è in fase di test e viene sperimentata su un numero limitato di utenti. Mosseri ha chiarito che si tratta di una prova iniziale e che il pulsante “Non mi piace” non mostrerà pubblicamente il numero di segnalazioni ricevute. Inoltre, l’identità di chi utilizza questa opzione resterà riservata, garantendo così un sistema di segnalazione sicuro e anonimo.

“Stiamo conducendo un test per introdurre un nuovo pulsante accanto ai commenti su Instagram. Questo permetterà agli utenti di indicare, in modo privato, il proprio disaccordo su determinati commenti. Per ora, non ci sarà alcuna visualizzazione pubblica delle segnalazioni ricevute e l’identità degli utenti che utilizzano questa funzione rimarrà anonima. In futuro, potremmo sfruttare questi dati per modificare l’ordine dei commenti, penalizzando quelli meno apprezzati e favorendo un ambiente di interazione più positivo e rispettoso”, ha spiegato Mosseri.

Si punta alla qualità dei commenti

Con questa novità, Instagram si allinea alla crescente attenzione delle piattaforme social nei confronti del benessere degli utenti e della qualità delle interazioni online. Se il test darà esiti positivi, la funzione potrebbe essere estesa a un pubblico più ampio, con lo scopo di creare uno spazio più sicuro e accogliente per tutti gli iscritti.

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Intelligenza artificiale: si sperimenta anche nel dark web 

Nel 2023 sono stati quasi 3000 i post pubblicati sul dark web in cui si discute dell’uso di ChatGPT e di altri LLM per attività illegali, o si fa riferimento a strumenti basati su tecnologie di Intelligenza artificiale. Lo ha scoperto il Kaspersky Digital Footprint Intelligence.
Gli attori delle minacce stanno esplorando schemi che vanno dalla creazione di alternative malevole dei chatbot al jailbreak della versione originale, e molto altro.

Anche gli account ChatGPT rubati, e i servizi che offrono la loro creazione automatizzata in massa, stanno riempiendo i canali del dark web con altri 3000 post. Sebbene le conversazioni abbiano raggiunto l’apice nel mese di marzo, le discussioni continuano.

ChatGPT è popolare anche tra i cybercrimibali

“Gli attori delle minacce stanno esplorando attivamente vari schemi per implementare ChatGPT e AI. Gli argomenti trattati includono spesso lo sviluppo di malware e altri tipi di uso illecito dei modelli linguistici, come l’elaborazione di dati utente rubati, il parsing di file da dispositivi infetti e altro – ha spiegato Alisa Kulishenko, Digital Footprint Analyst di Kaspersky -. La popolarità degli strumenti di AI ha favorito l’integrazione delle risposte automatiche di ChatGPT o dei suoi equivalenti in alcuni forum di criminali informatici. Inoltre, gli attori delle minacce tendono a condividere jailbreak attraverso vari canali del dark web, speciali set di prompt che possono sbloccare funzionalità aggiuntive, e a escogitare modi per sfruttare strumenti legittimi, come quelli per il pentesting, basati su modelli per scopi malevoli”. 

In vendita modelli linguistici per uso illecito

Oltre ai chatbot e all’Intelligenza artificiale, si sta prestando molta attenzione a progetti come XXXGPT, FraudGPT e altri ancora.
Questi modelli linguistici sono commercializzati sul dark web come alternative a ChatGPT, vantando funzionalità aggiuntive e l’assenza delle limitazioni originali.

Un’altra minaccia per utenti e aziende è il mercato degli account per la versione a pagamento di ChatGPT. Nel 2023 sono stati identificati nel dark web e nei canali shadow di Telegram altri 3000 post (oltre a quelli già citati) che pubblicizzavano account ChatGPT in vendita.
Questi post distribuiscono account rubati o promuovono servizi di registrazione automatica che creano in massa account su richiesta. In particolare, alcuni post sono stati pubblicati ripetutamente su più canali del dark web.

“La natura automatizzata dei cyberattacchi spesso implica difese automatizzate”

“Sebbene gli strumenti di AI di per sé non siano intrinsecamente pericolosi, i criminali informatici stanno cercando di trovare modi efficienti per utilizzare i modelli linguistici, alimentando così una tendenza ad abbassare la barriera d’ingresso al cyber crime e, in alcuni casi, ad aumentare potenzialmente il numero di attacchi IT – ha aggiunto Alisa Kulishenko -. Tuttavia, è improbabile che l’AI generativa e i chatbot rivoluzionino il panorama degli attacchi, almeno nel 2024. La natura automatizzata dei cyberattacchi spesso implica difese automatizzate. Tuttavia, restare informati sulle attività degli aggressori è fondamentale per essere in vantaggio sugli avversari in termini di sicurezza informatica aziendale”.  

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AI e cybersicurezza: nel 2023 il panorama delle minacce è cambiato?

L’ultimo Security Bulletin (KSB) di Kaspersky evidenzia la profonda influenza dell’Intelligenza artificiale sul panorama delle minacce IT del 2023.
Con l’avanzamento del progresso tecnologico e i cambiamenti che investono la società all’interno delle conversazioni globali si sta affermando il termine ‘AI’. Ma nel corso di quest’anno gli strumenti di Intelligenza artificiale hanno anche aiutato i criminali informatici nelle attività malevole. Al contempo, hanno reso disponibili anche le applicazioni difensive.

In ogni caso, la crescente diffusione dei Large Language Model (LLM), le sempre più diffuse preoccupazioni per la sicurezza e la privacy legano l’Intelligenza artificiale direttamente al settore della cybersecurity.

LLM e AI generativa 

Con l’integrazione di LLM che seguono le istruzioni su un numero sempre maggiore di prodotti rivolti agli utenti finali, emergeranno nuove e complesse vulnerabilità nell’intersezione tra AI generativa probabilistica e le tecnologie deterministiche tradizionali. Ciò amplierà la superficie di attacco che i professionisti della sicurezza informatica dovranno proteggere, richiedendo agli sviluppatori di studiare nuove misure di protezione.

Un esempio è l’approvazione da parte dell’utente per le azioni avviate dagli agenti LLM.
I red teamer e i ricercatori sfruttano l’AI generativa per realizzare strumenti innovativi di cybersecurity, che potrebbero dare vita a un sistema di assistenza che utilizza LLM o machine learning. Questo strumento potrebbe automatizzare le attività di red teaming, offrendo indicazioni basate sui comandi eseguiti in un ambiente pentesting.

Le reti neurali migliorano la qualità degli attacchi

Il prossimo anno i criminali potrebbero migliorare le proprie tattiche utilizzando le reti neurali e sfruttando gli strumenti di AI per creare contenuti fraudolenti più convincenti. Grazie alla possibilità di generare senza sforzo immagini e video realistici le minacce legate a frodi e truffe si aggraveranno.
Nonostante le tendenze descritte, gli esperti di Kaspersky rimangono scettici sul fatto che l’AI possa cambiare significativamente il panorama delle minacce in tempi brevi.

Se da un lato i criminali informatici stanno adottando l’AI generativa, lo stesso vale per gli addetti alla cybersicurezza, che utilizzeranno gli stessi strumenti, o addirittura più avanzati, rendendo improbabile un’alterazione significativa del panorama degli attacchi.

Watermark per i contenuti prodotti artificialmente

Lo sviluppo tecnologico diviene anche una questione di policy e regolamentazione. Il numero di proposte di regolamentazione legate all’AI è destinato ad aumentare, e le aziende tecnologiche possono fornire indicazioni preziose per le discussioni su questo tema a livello nazionale e globale.

Per segnalare o identificare i contenuti generati dall’AI saranno necessarie più normative e policy per i provider, che continueranno a investire in tecnologie di rilevamento.
Gli sviluppatori e i ricercatori, dal canto loro, contribuiranno ai metodi di watermarking dei media creati dall’AI per facilitarne identificazione e tracciabilità.

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Monitoraggio di un impianto fotovoltaico: perché è importante?

Far installare un impianto fotovoltaico è una decisione saggia ed intelligente verso un futuro più sostenibile ed energetico.

Ma una volta che il sistema è in funzione, c’è un aspetto cruciale che spesso viene trascurato: il suo monitoraggio. Ne hai mai sentito parlare? Sai a cosa serve e perché è così importante?

Per rispondere a questa domanda diciamo che il monitoraggio dell’impianto fotovoltaico non è solo un controllo occasionale del suo funzionamento, ma piuttosto una finestra in tempo reale sulle sue prestazioni energetiche.

Nulla di complicato ad ogni modo.

Vediamo insieme di seguito di comprendere perché il monitoraggio di un impianto fotovoltaico sia fondamentale e perché devi richiedere questo tipo di servizio all’azienda che si occuperà di installare il tuo impianto.

Noi ne abbiamo parlato con Sungroup, azienda opera nel settore del fotovoltaico Torino e che ci ha aiutato a comprendere quali siano i vantaggi dell’usufruire di tale servizio.

Massimizzare l’efficienza energetica

Puoi pensare al monitoraggio dell’impianto fotovoltaico come ad un sistema in grado di misurare l’efficienza di un impianto.

Questo sistema fornisce infatti informazioni dettagliate sul come e quanta energia viene prodotta, permettendo di individuare eventuali inefficienze o anomalie nel funzionamento.

Identificare tempestivamente eventuali problemi permette di intervenire prontamente, massimizzando così l’efficienza energetica complessiva dell’impianto.

Ottimizzazione delle prestazioni

Con il monitoraggio dell’impianto fotovoltaico, è possibile analizzare le prestazioni in diverse fasce orarie durante la giornata.

Questa analisi consente di identificare i periodi in cui l’impianto produce più energia, permettendo di adattare l’uso di elettrodomestici o dispositivi ad alto assorbimento energetico in quei momenti.

Al tempo stesso, è possibile apportare tutti i piccoli correttivi che si rendono necessari per massimizzare la capacità dell’impianto di produrre energia elettrica.

Appare evidente che ottimizzare l’uso dell’energia prodotta massimizza il risparmio e l’autosufficienza energetica, dunque si tratta di una pratica davvero molto importante.

Rilevamento tempestivo dei guasti e salvaguardia dell’investimento

Il monitoraggio costante di un impianto fotovoltaico consente di individuare rapidamente eventuali malfunzionamenti o guasti.

Un’efficace rilevazione tempestiva permette infatti di attivare prontamente interventi di manutenzione, riducendo i tempi di inattività e garantendo il funzionamento ottimale dell’impianto nel lungo periodo.

Il monitoraggio dell’impianto fotovoltaico fornisce dunque dati concreti sul rendimento del tuo investimento.

Con questi dati è possibile valutare l’effettiva resa economica dell’impianto, confrontando la produzione energetica attesa con quella effettiva. Queste informazioni sono preziose per valutare l’efficacia dell’investimento nel tempo e pianificare eventuali miglioramenti o espansioni.

Controllo remoto e facilità di gestione

Grazie alle moderne tecnologie di monitoraggio, è possibile accedere in remoto ai dati dell’impianto fotovoltaico tramite app o piattaforme online.

Questo consente un controllo costante e la gestione dell’impianto anche da remoto, offrendo un maggior livello di tranquillità per il proprietario, il quale sa che il suo investimento è sempre salvaguardato.

Risparmio a lungo termine

Investire nel monitoraggio dell’impianto fotovoltaico può comportare un risparmio significativo nel lungo termine.

Identificare infatti tempestivamente eventuali problemi o inefficienze consente di risparmiare sui costi di manutenzione e garantisce una maggiore durata e performance dell’impianto nel tempo.

Tra l’altro, un impianto perfettamente funzionante ed efficiente al massimo è un ottimo argomento per quel che riguarda il valore di un immobile, dato che si tratta di un argomento certamente in grado di valorizzare ulteriormente l’appartamento o edificio in cui è installato.

Per questo motivo, il monitoraggio costante di un impianto fotovoltaico non è da considerarsi solo un’opzione, ma una necessità.

Esso assicura il corretto funzionamento dell’impianto, massimizzandone l’efficienza energetica e garantendo il massimo ritorno sull’investimento.

Mantenere sotto controllo le prestazioni dell’impianto fotovoltaico non è solo una scelta intelligente, ma una strategia vincente per un futuro più sostenibile e redditizio.

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Gaming online, passione italiana e spazio di socializzazione

Uno studio condotto da Samsung a livello europeo ha evidenziato che il gaming online sta assumendo un ruolo sempre più significativo come luogo di incontro e interazione sociale per i giocatori italiani. Il Gaming Relationship Report 2023, uno studio che ha analizzato l’impatto del gaming sulla vita sociale e lo sviluppo personale, è stato condotto in cinque paesi europei e ha coinvolto oltre 7.500 giocatori.

Gli italiani stringono amicizie in rete

I risultati dello studio indicano che il 49% dei giocatori italiani considera il gaming online come un luogo virtuale in cui incontrare e relazionarsi con altri giocatori, e il 30% degli intervistati afferma di aver stretto amicizie giocando in rete. Questo dimostra che il gaming online sta diventando una piattaforma importante per stabilire relazioni autentiche tra i giocatori italiani. In particolare, i giocatori più giovani, compresi nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni, sono i più propensi a socializzare online attraverso il gaming, con il 73% di loro che interagisce con altri giocatori in rete. Inoltre, il 56% dei giocatori italiani di età compresa tra i 18 e i 24 anni e il 42% di quelli tra i 25 e i 34 anni ha creato delle amicizie attraverso i videogiochi che si estendono al di là dello schermo e delle sessioni di gioco.

Il gioco serve anche all’autostima

Il rapporto sottolinea anche che il gaming ha un impatto significativo sulla soddisfazione personale e sull’orgoglio dei giocatori. In Europa, un gamer su cinque è più fiero dei propri successi nel gaming rispetto ai risultati ottenuti nella scuola o nella carriera professionale. Questo sentimento è particolarmente forte tra i giocatori italiani, dove il 29% si sente connesso con gli altri giocatori e il 79% di coloro che instaurano nuove relazioni e interagiscono regolarmente.
Inoltre, lo studio rivela che molti giocatori italiani sono interessati a migliorare le proprie abilità di gioco, con un terzo di loro che sarebbe disposto a ricevere formazione specifica o consigli per migliorare le prestazioni. Questo desiderio è particolarmente evidente tra i giocatori più giovani (il 53% della fascia di età 18-24 anni) e i giocatori esperti (45%).

La Spagna è il primo Paese per questo tipo di intrattenimento

In generale, il gaming si è affermato come un importante fenomeno di intrattenimento in tutta Europa, con un alto numero di giocatori che si dedicano a questa attività. La Spagna è il paese leader con l’89% della popolazione che pratica il gaming, seguita dalla Francia con il 78%. Inoltre, il 56% dei giocatori in Spagna, Regno Unito e Italia gioca almeno una volta alla settimana, dimostrando l’ampia diffusione del gaming in queste nazioni.

L’83% degli italiani gioca regolarmente

In Italia, l’83% della popolazione si intrattiene con nuovi contenuti di gioco e il 71% continua a giocare in modo attivo, il che indica una crescente democratizzazione del gaming nella società italiana. In particolare, il 93% delle persone tra i 18 e i 44 anni ha sperimentato il gaming almeno una volta nella vita, e l’83% di esse continua a praticarlo regolarmente.

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Crescono le minacce nascoste nelle estensioni del browser: 1,3 milioni di utenti colpiti

Quali sono i rischi che le estensioni del browser dall’aspetto ‘innocente’ comportano per gli utenti? E perché i criminali informatici nascondono le minacce nei componenti aggiuntivi? Imitando app popolari o estensioni con funzionalità utili, come PDF Converter o Video Downloader, le minacce nelle estensioni del browser possono inserire pubblicità, raccogliere dati sulla cronologia di navigazione e persino cercare le credenziali di accesso. E secondo quanto hanno rilevato i ricercatori di Kaspersky, nella prima metà del 2022 più di 1,3 milioni di utenti sono stati colpiti almeno una volta da minacce nascoste nelle estensioni del browser, +70% rispetto a tutto il 2021.

Tra gennaio 2020 e giugno 2022 più di 4,3 milioni di utenti colpiti dagli adware

Le minacce più diffuse sono stati gli adware, ovvero software indesiderati progettati per diffondere annunci pubblicitari che vengono visualizzati sullo schermo. Questi annunci si basano solitamente sulla cronologia di navigazione e hanno l’obiettivo di catturare l’interesse degli utenti, incorporare banner nelle pagine web o reindirizzare gli utenti a pagine affiliate da cui gli sviluppatori possono guadagnare. Nel periodo compreso tra gennaio 2020 e giugno 2022 sono stati colpiti da questa minaccia più di 4,3 milioni di utenti unici, circa il 70%. Ma i componenti aggiuntivi dannosi e indesiderati vengono distribuiti anche attraverso i marketplace ufficiali.

Estensioni dannose di Google Chrome Web Store scaricate 32 milioni di volte

Nel 2020, Google ha rimosso infatti 106 estensioni del browser dannose dal Chrome Web Store usate per sottrarre dati sensibili, come cookie e password, e per fare screenshot. Complessivamente, queste estensioni dannose sono state scaricate 32 milioni di volte. Tuttavia, questo non accade spesso, infatti il sistema principale di distribuzione dei componenti aggiuntivi dannosi avviene attraverso risorse di terze parti. Una delle famiglie di minacce analizzate da Kaspersky, denominata FB Stealer, è stata diffusa esclusivamente attraverso siti non affidabili. FB Stealer è una delle famiglie di minacce più pericolose, perché oltre alla tradizionale sostituzione del motore di ricerca e al re-indirizzamento delle pagine affiliate, è in grado di sottrarre le credenziali degli utenti da Facebook.

Il Trojan NullMixeril può estrarre i cookie di sessione di Facebook

Quando gli utenti hanno cercato di scaricare un programma di installazione di software craccato da risorse di terze parti, come SolarWinds Broadband Engineers Keymaker, hanno ricevuto un pericoloso Trojan NullMixeril che autoinstallava FB Stealer sul dispositivo, ingannando l’utente imitando l’estensione di Chrome ‘Google Translate’. Il Trojan NullMixer si diffonde attraverso diversi programmi di installazione violati, come ad esempio il keymaker per ingegneri broadband di SolarWinds.
Una volta lanciato FB Stealer, il Trojan NullMixer può estrarre i cookie di sessione di Facebook (informazioni segrete memorizzate nel browser che contengono i dati di identificazione e consentono agli utenti di rimanere connessi), per poi inviarli ai server degli attaccanti. Utilizzando questi cookie, i cybercriminali potevano accedere rapidamente all’account Facebook dell’utente e chiedere denaro agli amici della vittima prima che fosse in grado di recuperare il proprio account.

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Instagram celebra il suo 11° compleanno. I consigli per usarla in modo sicuro

Da piccolo servizio di condivisione foto a uno dei social network più popolari al mondo: Instagram compie 11 anni, e secondo quanto riportato dai dati di eMarketer a oggi conta 1,074 miliardi di utenti in tutto il mondo. Tramite la piattaforma gli utenti ora possono avere accesso a negozi online, incontrare persone con le stesse passioni, prenotare i servizi più disparati, o anche ‘incontrare l’amore’. Ma tenuto conto del numero elevato di utenti che ogni giorno accedono all’app gli esperti di Kaspersky hanno stilato una lista di raccomandazioni su come mantenere protetti i dati sensibili e l’account. Prestare attenzione al livello di privacy del proprio account è infatti una misura di sicurezza necessaria per evitare che i criminali informatici entrino in possesso delle informazioni personali.
Una possibile opzione è rendere privato l’account Instagram, in modo che i propri post siano visibili solo a follower approvati.

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali

Verificare, controllare e cancellare le proprie tracce digitali, rimuovendo, ad esempio, le informazioni sui metodi di pagamento dall’account, è fondamentale per proteggersi da furti di dati. Nell’app ci sono istruzioni per configurare iOS e Android in tal senso. Inoltre, è raccomandabile rimuovere il numero di telefono per evitare di essere contattato da sconosciuti. Proteggere i dati personali è poi una misura che aiuterà a mantenere il controllo dei dati condivisi con la piattaforma. In primo luogo, rimuovere i contatti sincronizzati, che Instagram utilizza per offrire suggerimenti su account da seguire o mostrare annunci mirati. Allo stesso modo, bloccare le applicazioni di terze parti collegate al proprio account Instagram: questo permette di eliminare attività non autorizzate sul proprio account, riducendo il rischio di perdita di dati.

Attenzione alla condivisione

Ovviamente, non utilizzare la stessa password per l’account Instagram e per altri servizi. I programmi di password manager possono aiutare a memorizzare una sola password principale e a superare la difficoltà di doverne memorizzare di più complesse. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” è comunque la regola migliore per proteggere i dati personali e i dispositivi. I link malevoli possono essere inviati da amici, colleghi o anche partner di gioco online i cui account sono stati compromessi. Pertanto, verificare la validità dei link ricevuti prima di cliccarci sopra, inserendo l’indirizzo web direttamente nel browser o puntando il cursore sul link per valutarne la legittimità. Inoltre, prestare attenzione alla condivisione di scansioni e foto, soprattutto quando si tratta di documenti d’identità, biglietti e documenti di fatturazione. E non condividere le informazioni sui propri spostamenti e sugli orari di viaggio. 

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