Case: quelle piccole sono le più ricercate

Secondo il Rapporto Immobiliare 2024 di OMI sul mercato residenziale sono le case piccole quelle che nel 2023 hanno registrato il minor calo nelle compravendite rispetto all’anno precedente.

Casa.it ha realizzato uno studio sulle case fino a 50mq, e ha scoperto che la tipologia di casa piccola più cercata è l’appartamento, soprattutto bilocale, seguito da monolocale e trilocale.
Nel primo semestre 2024 Casa.it ha riscontrato un volume maggiore di ricerche in Lombardia, seguita da Lazio e Toscana. 

Quanto costano gli appartamenti fino a 50 mq?

Per quanto riguarda le case piccole da acquistare il podio spetta a Roma, Milano e Torino, mentre per la ricerca delle case piccole in affitto Milano supera Roma, seguita ancora da Torino.

Le case piccole in vendita più cercate hanno un prezzo da 50.001 a 100.000 euro, seguite da quelle fino a 50.000 euro e tra 100.001 e 200.000 euro.
Le case piccole più cercate in affitto hanno invece un prezzo da 401 a 600 euro al mese, seguite da quelle da 601 a 800 euro e tra 201 e 400 euro mensili.
Quanto ai prezzi di vendita, a luglio 2024 le case fino a 50mq sono risultate più costose al Nord-Ovest (prezzo medio 125.650 euro), seguito da Nord-Est (121.662), Centro (113.321), Isole (89.107) e Sud (68.800).

Prezzi medi più alti in Trentino e a Milano

Le regioni dove le case piccole costano di più sono il Trentino-Alto Adige, con un prezzo medio di vendita di 174.920 euro per una metratura media di 43mq, la Liguria (149.985 euro) e la Lombardia (131.018). La regione meno costosa è la Calabria, con un prezzo medio di 48.628 euro per 43mq medi.

Tra i capoluoghi, Milano è il più costoso per l’acquisto di una casa piccola. Qui il prezzo medio è 249.707 euro per una metratura media di 43mq. Sul secondo gradino del podio Bolzano (223.033), e al terzo Venezia (204.429).
Al contrario, il capoluogo dove l’acquisto di una casa è meno oneroso è Taranto, con 36.889 euro sempre per una metratura media di 43 mq.

Affitti: canoni a confronto

La regione che presenta i canoni più alti per le case piccole è la Valle d’Aosta, con una richiesta media di 1.669 euro al mese per 42mq medi, seguita da Toscana (1.222) e Lombardia (1.216 euro per 41mq in media). La regione dove i canoni sono più bassi invece è l’Umbria, con un canone mensile medio di 423 euro per 41mq.

Tra i capoluoghi, Como registra i prezzi più elevati, con un canone mensile medio di 1.703 euro per una metratura media di 41mq.
Al secondo posto, Milano (1.332 euro, metratura media 41mq) e al terzo Firenze (1.297 euro, 41mq).
Il capoluogo dove è più conveniente prendere in affitto una casa piccola è Isernia, dove si spendono 270 euro al mese per una metratura media di 31mq.

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Perchè social e trap influenzano la percezione delle donne?

Emerge da un’indagine di Eumetra, realizzata su un campione di ragazze e ragazzi tra 16 e 25 anni, realizzata per conto di Telefono Donna Italia. I maschi manifestano una sensibilità meno sviluppata sul tema violenza di genere e sussistono profonde differenze nella percezione e nell’esperienza della violenza.

Il 66% delle ragazze ha timore di vivere episodi di violenza o molestie,. Per il 40% i social influenzano negativamente l’immagine della donna e oltre la metà ritiene che favoriscano comportamenti offensivi.
La pensa diversamente il campione maschile: solo 1 su 10 attribuisce ai social la responsabilità di una visione negativa della donna e solo 2 su 10 ritengono che in parte incoraggino atteggiamenti sessisti.

Cosa temono le giovani donne

Per il 40% delle ragazze, poi, anche i testi delle canzoni trap contribuiscono a veicolare un’immagine poco rispettosa delle donne. La pensa così solo 2 su 10 ragazzi. 
La paura più diffusa tra le ragazze è quella di subire un’aggressione fisica (66%), e più di 6 su 10 stanno al telefono con qualcuno tornando a casa, evitano i mezzi pubblici dopo una certa ora e prediligono abiti più ‘discreti’.

Sul tema della responsabilità di comportamenti sbagliati emergono grosse differenze tra i due sessi: per 3 ragazzi su 10 vestirsi ‘in un certo modo’ attira comportamenti offensivi, mentre 6 ragazze su 10 affermano di aver ricevuto atteggiamenti sgraditi a prescindere dall’abbigliamento.

Punti di vista opposti

Anche l’assunzione di alcol o droghe secondo i ragazzi è un fattore che aumenta il rischio di aggressioni, mentre per le ragazze uno stato di alterazione non può essere considerato causa né giustificazione di un’aggressione a sfondo sessuale.

I timori delle ragazze hanno ripercussioni anche nei rapporti con l’altro sesso: il 56% delle ragazze ha paura di un partner geloso (sentimento assente da parte dei ragazzi nei confronti delle ragazze) e quasi 3 su 10 hanno rinunciato a qualcosa, ad esempio, sul tipo di abbigliamento e la vita sociale, per ‘accontentare’ il partner.
Inoltre, a fronte di un’idea condivisa che le donne scelgano di tacere per timore di ritorsioni, circa la metà del campione maschile ritiene la donna colpevole se rimane con un uomo violento senza denunciare.

L’educazione sentimentale si impara su internet

La diversità di punti di vista tra ragazze e ragazzi trova conferma affrontando i temi dell’educazione affettiva e sessuale. Le ragazze sono più coinvolte e informate rispetto al tema dell’educazione affettiva, che consiste, secondo una loro definizione spontanea, nel ‘relazionarsi con rispetto alle persone e imparare a gestire i sentimenti’.

Le informazioni acquisite su questo tema derivano, in primo luogo, da internet ma, soprattutto tra le giovanissime e i ragazzi (16-17enni) è presente anche la figura di insegnanti e genitori.
Riguardo al tema dell’educazione sessuale gli adulti sono un canale informativo decisamente meno prioritario. Passaparola e internet/social la fanno da padroni. In particolare, la pornografia viene considerata un canale d’informazione da ben 4 ragazzi su 10 (solo 2 ragazze su 10).

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Italia: boom dei pagamenti virtuali

Secondo il terzo Rapporto di Qonto, realtà specializzata nella gestione finanziaria aziendale in Europa, l’Italia registra il maggiore aumento nei pagamenti virtuali tramite portafogli digitali, con una crescita del 22% nell’ultimo anno. Il report, che ha analizzato le abitudini di pagamento di oltre 500.000 PMI e liberi professionisti in Italia, Francia, Germania e Spagna, mostra che l’adozione di portafogli digitali come smartphone, smartwatch e tablet è particolarmente alta in Italia. Le PMI italiane, sempre più innovative, hanno anche incrementato l’uso dell’intelligenza artificiale, passando dallo 0,2% nel 2023 al 4% nel 2024.

La trasformazione digitale in Europa

A livello europeo, c’è un chiaro spostamento verso le carte virtuali e le transazioni online, confermando una trasformazione digitale nelle pratiche finanziarie delle PMI. Tuttavia, i pagamenti offline, effettuati direttamente nei negozi tramite terminali POS, rimangono ancora prevalenti, rappresentando la maggior parte delle transazioni.

“Il nostro Rapporto dimostra un passaggio epocale delle PMI europee verso una trasformazione digitale, con un ruolo chiave per strumenti digitali e portafogli virtuali – sottolinea Mariano Spalletti, Managing Director per l’Italia di Qonto -. Anche le PMI italiane, nonostante continuino a utilizzare le carte fisiche, stanno rapidamente adottando i pagamenti virtuali, posizionandosi al primo posto per crescita in Europa.”

Quale imprese hanno già adottato l’intelligenza artificiale?

Le PMI europee stanno abbracciando sempre di più l’intelligenza artificiale. Dal primo trimestre del 2023 al 2024, l’adozione di strumenti di AI è aumentata dall’1% all’8%. In Italia, l’adozione di AI è cresciuta dallo 0,2% al 4%, mentre la Germania guida questo trend con un aumento dall’0,5% al 13%. La crescente richiesta di servizi di AI è trainata da fornitori come OpenAI, Midjourney, Mistral, Elevenlabs e Scaleway.

Transazioni online e offline

L’analisi delle transazioni delle PMI mostra una significativa trasformazione digitale, con un aumento dei pagamenti online tramite siti web dei commercianti. Tuttavia, i pagamenti offline continuano a rappresentare due terzi delle transazioni, nonostante una diminuzione del 3% nell’ultimo anno. In Italia, il 72% delle spese con carta avviene tramite POS nei negozi, la percentuale più alta in UE.

Aumentano le carte virtuali

L’uso delle carte virtuali, equivalenti digitali delle carte di credito o debito fisiche, è in aumento, soprattutto per le transazioni online o acquisti via smartphone. In Italia, l’adozione delle carte virtuali cresce a un ritmo quattro volte superiore rispetto alle carte fisiche, con un tasso di crescita del 35% contro l’8%. La Spagna guida questo trend con oltre un terzo delle transazioni effettuate con carte virtuali, seguita da Germania (11%) e Francia (meno dell’8%).

Il rapporto evidenzia una deciso trend verso la digitalizzazione delle abitudini di pagamento delle PMI europee, con l’Italia che si distingue per l’adozione rapida di nuove tecnologie e soluzioni digitali.

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Lavoro e salario: italiani insoddisfatti dello stipendio, ma non solo

In un contesto dove l’inflazione continua a erodere il potere di acquisto, nonostante un aumento medio delle retribuzioni dell’1,8%, molte aziende non sono intervenute a sostegno dei salari. Questa discrepanza tra le aspettative dei lavoratori e le politiche retributive applicate dalle aziende aumenta la sensazione di insicurezza e insoddisfazione, ed evidenzia una crescente richiesta di trasparenza, equità e riconoscimento del merito.

Per il nono anno consecutivo, il Salary satisfaction report 2024, l’osservatorio JobPricing, svolto in collaborazione con InfoJobs, indaga sul panorama della soddisfazione salariale in Italia. 
Quest’anno, oltre 4.400 lavoratori hanno condiviso le loro percezioni attraverso una survey online declinata su sei dimensioni principali, equità, competitività, performance e retribuzione, trasparenza, fiducia e comprensione, e meritocrazia.

Più insoddisfatto chi percepisce lo stipendio “fisso”

Nonostante un leggero incremento nella soddisfazione complessiva, prevale una marcata e persistente insoddisfazione, particolarmente accentuata tra coloro che ricevono esclusivamente una retribuzione fissa.
Questo fenomeno evidenzia l’urgente necessità per le aziende di adottare un approccio più ampio alla retribuzione, che integri benefit, incentivi variabili e gli altri elementi tipici dei modelli di Total Reward.

Il report rivela infatti un ampio dissenso riguardo alla mancanza di meritocrazia nelle pratiche aziendali. L’indice di soddisfazione relativo alla percezione di meritocrazia, che si attesta a soli 3,4 su 10, denota una diffusa insoddisfazione verso i criteri di riconoscimento e promozione interni.

Poca meritocrazia tanta ingiustizia

Questa situazione compromette anche la comprensione e l’accettazione delle politiche retributive da parte dei dipendenti, aggravando la percezione di ingiustizia. A livello di genere, in media le donne sono più insoddisfatte rispetto agli uomini in tutte le dimensioni esaminate, sollevando questioni di equità e meritocrazia che richiedono urgenti attenzioni e interventi mirati da parte delle aziende per garantire un ambiente di lavoro inclusivo e paritario.

Guardando al futuro, la fiducia espressa da circa la metà dei partecipanti verso un miglioramento delle prospettive lavorative nel 2024 rappresenta un segnale positivo, anche se le aspettative sul fronte salariale rimangono moderate. Questo dualismo riflette la complessità del panorama lavorativo attuale, dove il desiderio di un ambiente lavorativo migliore convive con la consapevolezza delle sfide economiche persistenti.

L’importanza dell’approccio Total Reward

Le aziende sono chiamate all’azione, sottolineando l’urgenza di adottare politiche retributive che tengano conto della realtà economica e delle aspettative dei lavoratori. L’importanza di un approccio ‘Total Reward’, che valorizzi gli elementi tangibili e intangibili, come benefit, opportunità di crescita professionale e un ambiente lavorativo stimolante, si rivela cruciale per aumentare la soddisfazione dei dipendenti e affrontare le problematiche di equità e meritocrazia.

L’obiettivo, riferisce Adnkronos, è promuovere non solo la soddisfazione retributiva ma anche il benessere generale e l’engagement dei dipendenti, fondamentali per la competitività aziendale in un mercato in costante evoluzione.
Il report invita quindi a un ripensamento delle strategie retributive, ponendo le basi per un dialogo costruttivo tra lavoratori e datori di lavoro volto a promuovere un ambiente lavorativo equo, inclusivo e motivante.

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Italiani e salute: come si scelgono medici e strutture sanitarie?

Come si approcciano gli italiani verso la salute e il benessere? Cosa è cambiato negli ultimi anni, dopo lo “tsunami” della pandemia? I comportamenti di chi si rivolge alle strutture sanitarie è mutato radicalmente, tanto che queste ultime hanno dovuto affrontare diverse sfide per cogliere le nuove opportunità.

In occasione dell’evento About Health, organizzato in collaborazione con lo Studio Legale Delli Ponti e la web agency Noetica, Nomisma ha presentato i risultati di due indagini che permettono di “fotografare” i cambiamenti in atto nel settore della salute e le tendenze del futuro. 

Come comunicano le imprese del settore Health e cosa vogliono gli utenti

La prima indagine ha riguardato le imprese operanti nei settori della salute, socio-assistenziale e benessere. Questa ricerca ha fornito un quadro del settore in termini di esigenze promozionali, strategie di comunicazione e utilizzo degli strumenti di digital marketing per raggiungere i potenziali pazienti. La seconda indagine ha coinvolto la popolazione italiana, esplorando l’interesse verso i temi della salute e del benessere e analizzando come gli italiani ricercano informazioni e scelgono prestazioni, professionisti e strutture sanitarie.

Il ruolo della rete 

La rete oggi gioca un ruolo cruciale nella ricerca di informazioni sulla salute. Il 42% degli italiani si affida a siti web specializzati e il 38% utilizza Google. Il medico di base rimane una figura di riferimento per il 56% degli italiani. Google viene utilizzato soprattutto per ottenere risposte rapide su disturbi o sintomi (52%), trovare strutture e servizi di interesse (44%) e informazioni sulla prevenzione (32%).

Come si muovono le persone sul web

Gli utenti online apprezzano particolarmente le interviste agli specialisti (58%) e gli articoli di approfondimento su blog e siti specializzati (53%). Per scegliere una struttura sanitaria, il 47% degli italiani si affida a Google, ma il passaparola resta il principale canale di informazione (55%). Le recensioni degli altri clienti sono fondamentali per il 69% degli italiani.

Driver di scelta in ambito sanitario 

Tra i fattori che influenzano la scelta delle strutture sanitarie, spiccano le agevolazioni economiche (88%), la possibilità di consultare i referti online (76%) e prenotare visite direttamente sul sito della struttura (73%). Un servizio di assistenza clienti efficiente è importante per il 73% degli italiani.

Modalità di contatto e preferenze post-prestazione

Quasi 4 italiani su 10 preferiscono prenotare online, ma il canale telefonico rimane il preferito (67%). Dopo la prestazione, il 60% degli italiani lascia recensioni e il 78% apprezza rimanere in contatto tramite email e newsletter.

La questione sicurezza 

La sicurezza dei dati sanitari è un tema caldissimo: l’83% degli italiani considera importante la privacy e l’81% vuole informazioni chiare sul trattamento dei dati. Violazioni della privacy influenzano la fiducia, con il 30% degli italiani che non tornerebbe in strutture che hanno subìto violazioni.

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Sostenibilità digitale: italiani divisi dall’uso delle tecnologie?

Come misurare la percezione della relazione tra sostenibilità e digitalizzazione da parte degli italiani? E quali sono il livello di consapevolezza, le competenze e i comportamenti degli italiani in relazione alla sostenibilità digitale? Risponde l’ultima edizione dell’Osservatorio della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che fa emergere una mappa dell’Italia che non fa differenza tanto fra Nord, Centro e Sud, quanto tra ‘grande’ e ‘piccolo’.

La sostenibilità digitale in Italia mostra infatti dinamiche diversificate, che dipendono in gran parte dalla dimensione dei centri abitati. In altri termini, consapevolezza, competenza e comportamenti sono più simili sulla base delle dimensioni del Comune che della sua posizione geografica.

Sostenibilità: aumentare la consapevolezza resta una sfida

Di fatto, nei grandi centri il 35% dei residenti considera la tecnologia esclusivamente come una grande opportunità senza rischi associati, a fronte del 23% nei piccoli centri. Ma in generale la conoscenza del concetto di sostenibilità è meno diffusa di quanto si possa immaginare.
Dall’analisi dei dati emergono differenze significative nella conoscenza del concetto di sostenibilità tra i residenti dei piccoli e dei grandi centri.

Nei piccoli centri, il 53% degli intervistati ha una conoscenza limitata o nulla della sostenibilità, rispetto al 34% nei grandi centri.
Sebbene vi sia una maggiore consapevolezza della sostenibilità nei grandi centri, con il 18% che si considera molto informato contro il 7% nei piccoli centri, la necessità di aumentare la consapevolezza su questo tema rimane una sfida sia per le aree urbane più grandi sia per quelle più piccole.

La tecnologia è uno strumento utile, non si discute

I risultati della ricerca evidenziano una sostanziale convergenza tra residenti dei piccoli e dei grandi centri riguardo la percezione della tecnologia digitale come strumento utile per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità, sia ambientale sia economica. Tuttavia, sono da evidenziare alcune differenze significative nei livelli di accordo tra i due contesti.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, la maggioranza dei residenti nei piccoli e nei grandi centri ritiene che la tecnologia digitale sia un’utile risorsa per promuovere la salvaguardia dell’ambiente.
Tuttavia, c’è una differenza significativa nel grado di accordo tra i due gruppi, con il 20% dei residenti nei piccoli centri che la considera ‘molto’ utile, rispetto al 31% dei residenti nei grandi.

Il digitale promuove il benessere economico 

Analogamente, per quanto riguarda la sostenibilità economica, la maggioranza dei residenti di entrambi i contesti urbani riconosce il valore della tecnologia digitale nel promuovere lo sviluppo economico e il benessere diffuso.
Tuttavia, una percentuale leggermente più alta di residenti nei piccoli centri la colloca nella fascia ‘abbastanza’ utile (61%) rispetto ai residenti nei grandi centri (55%).

Questo suggerisce una percezione comune tra le due categorie di cittadini sull’importanza della tecnologia digitale per la sostenibilità economica, riporta AGI, sebbene con sfumature leggermente diverse.
In sintesi, entrambi i gruppi dimostrano un’ampia accettazione della tecnologia digitale come strumento per promuovere sia la sostenibilità ambientale sia economica, nonostante leggere variazioni nelle percentuali di accordo tra i due contesti urbani.

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Allarme fuga dal posto fisso: perchè la soluzione è favorire il benessere aziendale?

In molte aree del nostro Paese le imprese faticano sempre più a trovare profili con competenze adeguate, e mai come ora hanno la necessità di fidelizzare i collaboratori.
Questa operazione sta avvenendo per mezzo di una serie di comportamenti virtuosi dalle retribuzioni più elevate alla trasformazione dei contratti a termine a tempo indeterminato, da consentire orari di lavoro più flessibili a favorire gli avanzamenti di carriera, oltre all’implementazione di benefit e welfare aziendale.

Nel Nord questo processo di miglioramento del benessere aziendale è in corso da qualche anno. Nonostante ciò, prosegue la fuga dal ‘posto fisso’.
Lo afferma l’Ufficio studi della CGIA, che ha messo a confronto 8 indicatori, prevalentemente di natura qualitativa, estrapolati dal rapporto BES (Benessere Equo Sostenibile) dell’Istat.

Dimissioni volontarie e furto di cervelli stressano le aziende

Quando l’offerta di lavoro è in forte aumento e la domanda scarseggia, il rischio che le aziende si ‘rubino’ i dipendenti migliori è elevato.
Secondo l’Inps, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato con meno di 60 anni sono in aumento. Nel 2022 hanno toccato quota 1.047.000, +29,1% rispetto al 2019.

È quindi verosimile che sia in aumento il numero di chi ha deciso di lasciare il vecchio posto di lavoro per uno nuovo. Spesso dopo aver ricevuto un’offerta retributiva migliore e la possibilità di un ambiente di lavoro meno ‘stressante’.

Qualità dell’occupazione: al Sud è scarsa

Analizzando i risultati emersi dagli 8 indicatori sulla qualità del lavoro (dipendenti con paga bassa, occupati sovra istruiti, occupati con lavori a termine da almeno 5 anni, tassi di infortuni mortali/inabilità permanente, occupati non regolari, soddisfazione per il lavoro svolto, percezione di insicurezza dell’occupazione, part time involontario) nelle 21 regioni d’Italia, la Lombardia guida la graduatoria nazionale, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano e il Veneto. Chiudono la classifica Sicilia, Calabria e Basilicata.

Ad esempio, in relazione al numero di precari le situazioni più critiche nel 2023 interessano soprattutto Calabria (25,5%), Basilicata (25,7%), e Sicilia (27,9%). La Lombardia, con il 10,7%, è la meno interessata da questo fenomeno.

Lombardia e Provincia Autonoma di Bolzano le più virtuose

In merito agli infortuni mortali e a quelli che hanno provocato una inabilità permanente ogni 10mila occupati, la più virtuosa è sempre la Lombardia (7,4%). Quanto alla percentuale di part time involontario presente ogni 100 occupati, vale a dire coloro che nel 2023 hanno dichiarato di essere stati assunti con un contratto a tempo parziale, perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno, le situazioni più critiche hanno interessato il Molise (13,8%), la Sardegna (14,7%) e la Sicilia (14,8%).
In questo caso, la Provincia Autonoma di Bolzano, con il 3,8% degli occupati, è risultata la più virtuosa d’Italia.

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Fiducia: ad aprile peggiora per consumatori e imprese

Nel mese di aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 96,5 a 95,2 e l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 97,0 a 95,8.
Lo rileva l’Istat: ad aprile peggiora sia il clima di opinione dei consumatori sia quello delle imprese.

“Dopo il rialzo registrato a marzo 2024 – spiega l’Istat – il clima di fiducia delle imprese diminuisce tornando al livello dello scorso febbraio. Il calo dell’indicatore complessivo rappresenta un diffuso peggioramento della fiducia in tutti i comparti economici indagati”.

“Il valore più basso da novembre 2023”

Ad aprile, sottolinea l’istituto, “l’indice di fiducia dei consumatori si riduce per il secondo mese consecutivo e registra il valore più basso da novembre 2023. Il ridimensionamento dell’indice è dovuto principalmente al peggioramento delle aspettative sulla situazione economica generale, comprese le attese sulla disoccupazione, su quella familiare, nonché a un deciso deterioramento delle opinioni sulla possibilità di risparmiare in futuro”.

La dinamica negativa dell’indicatore di fiducia dei consumatori, secondo l’Istat, esprime il deterioramento del clima economico (da 101,9 a 99,4), di quello personale (da 94,6 a 93,7), e soprattutto, di quello futuro: l’indice cala da 97,2 a 93,9.
Il clima corrente, invece, registra un lieve incremento. L’indice sale da 96,0 a 96,2.

Cali più consistenti per costruzioni, commercio al dettaglio, nei servizi di mercato

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia si riduce in tutti e quattro i comparti economici indagati, seppur con intensità diverse.
Nelle costruzioni, nel commercio al dettaglio e nei servizi di mercato si registrano i cali più consistenti, rispettivamente da 105,7 a 103,4, da 104,5 a 103,0 e da 100,7 a 99,5, mentre nella manifattura la diminuzione è più contenuta (l’indice scende da 88,4 a 87,6).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia dei comparti economici, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sul livello di produzione, e le scorte sono giudicate in decumulo. Nelle costruzioni tutte le componenti si deteriorano.

Nel 2024 evoluzione positiva degli investimenti 

Passando al comparto dei servizi di mercato, un peggioramento dei giudizi sugli ordini si unisce a un’evoluzione positiva delle opinioni sull’andamento degli affari. Le attese sugli ordini rimangono stabili rispetto allo scorso mese.

Con riferimento al commercio al dettaglio, riferisce Agi, le vendite sono giudicate in miglioramento, mentre le relative attese diminuiscono, e si stima un accumulo delle scorte di magazzino.
In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero e dei servizi di mercato riguardo la variazione della spesa per investimenti nel 2024 rispetto al 2023, emerge un’evoluzione positiva.

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Stress digitale: aprile è il mese della consapevolezza, i consigli degli esperti 

Capire come i social media influenzino il benessere degli utenti è fondamentale per gestire lo stress, ed è importante imparare ad avere un rapporto più sano con questi spazi digitali. I social media sono diventati infatti una fonte significativa di stress, contribuendo alla proliferazione di problemi legati all’ansia e alla tensione.
Oltre a ‘inondarci’ di troppe informazioni, ci rendono vulnerabili anche alle truffe e i furti di informazioni personali a scopo di lucro.

Gli esperti di Kaspersky suggeriscono 5 consigli per ridurre l’impatto negativo dei social network e migliorare il benessere digitale. Dal 1992 ogni anno ad aprile si celebra infatti il Mese della Consapevolezza dello Stress, per ricordare quanto sia importante saperlo gestire per poter preservare la salute mentale e fisica degli utenti

Impostazioni dell’account e contatti selezionati

Configurare adeguatamente le impostazioni di privacy degli account online è fondamentale per proteggere le informazioni personali e garantire la sicurezza digitale. Scegliendo chi può visualizzare i post e il profilo si riduce il rischio di interazioni indesiderate o potenziali minacce come stalking, furto d’identità, doxing e phishing. 

Limitando le connessioni a chi si conosce personalmente, poi, si riducono le possibilità di incontrare truffatori e ricevere contenuti dannosi o malevoli. Imbattersi in contenuti inappropriati, come scene di violenza o crudeltà, può causare disagio. Il controllo dell’ambiente digitale attraverso un’attenta selezione delle richieste di amicizia, contribuisce a un’esperienza online più positiva e sicura.

Occhio ai link!

Dietro link apparentemente innocui si nascondono spesso schemi di phishing, camuffati in modo da imitare siti web legittimi. Questi siti ingannevoli sono progettati per indurre gli utenti a rivelare informazioni sensibili, come password, dettagli finanziari e altri dati personali.

La somiglianza di questi siti di phishing con le versioni ufficiali può generare confusione, aumentando significativamente il rischio di perdita di dati personali. Questa minaccia digitale sottolinea l’importanza della prudenza, adottando pratiche online sicure, come la verifica dell’autenticità dei siti web prima di inserire qualsiasi informazione. E l’utilizzo di una soluzione di sicurezza completa.

Password forti e segnalazioni di attività sospette

Impostare una password poco efficace semplifica notevolmente il compito dei cybercriminali, semplificando l’accesso non autorizzato agli account dei social media. Una password forte e complessa è la prima linea di difesa e aiuta a salvaguardare informazioni personali e identità digitale, evitando stress e complicazioni associate alla gestione di account violati.
Ultimo consiglio, segnalare attività sospette e di cyberbullismo alle piattaforme social.

Le piattaforme online sono alleate nella tutela della sicurezza e della tranquillità digitale. Quando si segnala un contenuto offensivo o atti di cyberbullismo si contribuisce al benessere della community, perché consentono alle social media company di intraprendere azioni concrete favorendo uno spazio online più sicuro per tutti.

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Salute: le opinioni degli italiani nel 2024

Il sondaggio a cura del team di Public Affairs di Ipsos sulla Giornata Mondiale della Salute 2024, celebrata ogni anno il 7 aprile, evidenzia una percezione piuttosto negativa da parte della popolazione italiana sul nostro sistema sanitario.
Negli ultimi anni, il sistema sanitario nazionale, così come avvenuto in tutto il mondo, ha dovuto affrontare una pressione intensa a causa della pandemia, evidenziando ritardi e carenze accumulati nel corso del tempo.

Ma la tutela della salute richiede necessariamente un sistema sanitario efficace, e un personale medico qualificato. E considerando l’invecchiamento della popolazione e le crescenti difficoltà nel reperire risorse pubbliche per sostenere la sanità, in futuro si prevede un onere ancora maggiore per il sistema.

Metà popolazione valuta negativamente le prestazioni del SSN

Ma forse, si dovrebbe parlare della crescente difficoltà nel decidere di allocare risorse a questa voce di bilancio. Gli italiani ne sono consapevoli, e lo esprimono chiaramente. Il 50% della popolazione valuta negativamente le prestazioni offerte dal Sistema Sanitario Nazionale, mentre il 44% le valuta positivamente. La percentuale di valutazioni negative sale al 54% tra gli over 60, mentre solo per la Generazione Z il bilancio è positivo.

In questo contesto, per lo più critico, emerge il ruolo fondamentale dei medici di base, punto di riferimento imprescindibile per gli italiani, tanto che il 70% si dichiara soddisfatto. 
Un dato piuttosto omogeneo su tutto il territorio nazionale, tra le diverse fasce di età e livelli di reddito. 

Il divario Nord-Sud

Il divario Nord-Sud è invece evidente nel giudizio sul SSN. Si potrebbe affermare che la valutazione nazionale risulta negativa a causa dell’insoddisfazione preponderante nel Centro-Sud.
Nel Centro-Nord, infatti, i giudizi positivi (52%) superano quelli negativi (46%). Al contrario, al Sud prevale l’insoddisfazione, con il 57% di giudizi negativi rispetto a il 36% positivi.

Il divario si accentua ulteriormente quando i termini della questione vengono posti in maniera comparativa. Se i cittadini del Centro-Nord, in particolare del Nord-Est (51%), sono abbastanza convinti che la qualità delle prestazioni sanitarie nella loro regione sia superiore rispetto ad altre, solo l’11% dei cittadini del Sud afferma lo stesso.

“Rinuncia alle cure”: un fenomeno in crescita

Il fenomeno della “rinuncia alle cure” è un aspetto estremamente critico che rischia di diventare drammatico. Nonostante molti italiani siano ancora in grado di trovare soluzioni private, non tutti possono farlo. 

Il problema principale risiede nell’accesso ai servizi di salute pubblica. Il 74% degli italiani ha dovuto affrontare tempi di attesa non sostenibili per ricevere cure, mentre il 56% ha riscontrato che il servizio necessario non era disponibile nella loro area di residenza o a una distanza ragionevole.
Il dato più preoccupante è che il 16% ha rinunciato alle cure in queste circostanze.

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