Festività e consumi: italiani in cerca di “lussi accessibili”

Dal 1° novembre al 24 dicembre 2025 la spesa dei consumatori in Europa, esclusa quella per il settore auto, è prevista in aumento del 3,1% su base annua. Le previsioni di crescita più elevate riguardano Ungheria (5,2%), Polonia (5%), Spagna (4,8%) e Repubblica Ceca (4,6%). Per i consumatori italiani l’aumento previsto è stimato al +2,1%. 

Il quadro che emerge dall’osservatorio SpendingPulse di Mastercard, tuttavia, è quello di consumatori che prediligono piaceri accessibili, orientandosi verso le categorie di prodotti alimentari premium, beauty e accessori per la casa, e in cerca anche di un valore emozionale attraverso le esperienze.
Durante il periodo di feste la spesa degli europei rifletterà infatti un approccio prudente, caratterizzato da attenzione ai prezzi e preferenza per pochi piccoli lussi.

Domanda di articoli di grande valore in flessione

Nonostante una fiducia dei consumatori moderata, il settore retail, in particolare nelle categorie discrezionali, continua a mostrare un trend positivo in tutta Europa.
Questa resilienza poggia su fondamentali solidi, tra cui bassa disoccupazione e potere d’acquisto in ripresa, con salari che nella maggior parte dei Paesi crescono più velocemente dell’inflazione. 

Inoltre, negli ultimi mesi i consumatori europei hanno indirizzato la spesa discrezionale verso articoli di piccolo importo, come prodotti beauty e cosmetica, abbigliamento, esperienze dal vivo, ristoranti e bar.
La domanda di articoli di grande valore, come mobili ed elettronica, in generale si è indebolita. Fanno eccezione Paesi come l’Italia, dove questi articoli durante le Feste continuano a rappresentare il 4,7% della spesa.

Una spesa alimentare resiliente

Beauty e cosmetica, insieme all’abbigliamento di seconda mano, continuano ad attrarre l’interesse dei consumatori, con GenZ e Alpha che guidano la domanda e trainano la crescita.
La moda second-hand guadagna particolare spazio in Spagna (+4,4%), seguita da Francia (+1,3%) e Italia (+0,5%).

Quanto ai carrelli della spesa, riflettono gusti e abitudini culinarie nazionali. La spesa alimentare resta resiliente: gli europei prediligono prodotti premium, soprattutto durante le festività.
Gli italiani risultano i maggiori spendenti in generi alimentari durante il periodo festivo, con una spesa media per acquisto di 39 euro, seguiti da britannici e tedeschi, rispettivamente, 37 e 36 euro.

In volo verso Milano

Nel 2025, in Francia, Germania e Regno Unito i rivenditori di abbigliamento e calzature di fascia alta hanno aumentato la quota nel mercato della moda online. Nelle economie dell’Europa centro-orientale, dove lo shopping di lusso online è meno diffuso, i rivenditori high-end hanno invece rafforzato la loro presenza nelle vendite in negozio.
In controtendenza l’Italia, che per il settore moda di lusso registra una lieve flessione sia nelle vendite online (-0,3%) sia in store (-0.4%).

Quanto ai viaggi, gli europei si spingono sempre più lontano alla ricerca di mete calde. Sei delle 10 destinazioni di tendenza della stagione si trovano fuori dall’Europa, mentre tra le destinazioni europee Milano si distingue per il forte incremento della quota di prenotazioni voli, l’8,4% in più rispetto all’anno scorso.

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Condomìni: i buoni rapporti con i vicini fanno risparmiare denaro

Negli scorsi 12 mesi più di 5 milioni di italiani hanno instaurato con i propri vicini un rapporto di condivisione. Questo ha portato a benefici concreti, spesso anche economici.
Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato all’istituto di ricerca EMG Different, non è vero, quindi, che non si conoscono i vicini di casa, o peggio, che spesso i rapporti sono conflittuali.

La fotografia che emerge dall’indagine è ben diversa. Quasi 6 italiani su 10 fra coloro che vivono in un condominio dichiarano di avere un rapporto civile e cordiale con i vicini. E in alcuni casi ciò si traduce in aiuto reciproco, anche economico.

Dall’amicizia al risparmio

Tanto è vero che grazie all’economia di condomino negli ultimi 12 mesi si è arrivati a risparmiare, in totale, più di 560 milioni di euro.
Si va dal baby-sitting alla condivisione della linea internet, dall’aiuto nelle pulizie domestiche ai piccoli lavori di bricolage. Ma anche dog-sitting, ricezione pacchi, sorveglianza durante l’assenza e cura delle piante.

Tra chi lo ha fatto, il 94% dichiara di averne tratto un risparmio economico. E se per alcuni è difficile dare una misura di questo risparmio, circa 2 milioni di individui sono riusciti a quantificarlo, in media, in 269 euro. 

Ma non mancano i conflitti

Il campione di residenti nel Nord Ovest ha risparmiato 313 euro, che salgono a 388 euro nei condomìni composti da un numero di famiglie compreso fra 6 e 10, e addirittura 392 euro nella fascia anagrafica 35 – 54 anni.
In totale, il risparmio è pari a poco più di 560 milioni di euro in un anno.
Tutto rose e fiori quindi? Chiaramente no.

Infatti, se circa 9 milioni di italiani parlano di un vero e proprio rapporto di amicizia con i vicini (in media sono 3 quelli con i quali hanno un legame stretto) poco più di 1,1 milioni dichiarano di avere un rapporto teso, se non apertamente conflittuale.
Inoltre, nel corso dell’ultimo anno il 18% degli intervistati ha dovuto discutere con qualcuno dei propri vicini.

Rumori molesti, gestione dei rifiuti, posti auto le ragioni degli scontri

A portare allo scontro sono stati soprattutto i rumori molesti (35%), la gestione dei posti auto condominiali (21%, ma fino al 30% se si guarda al solo sotto campione maschile) e l’utilizzo non autorizzato delle aree comuni del condominio (21%).

Sempre secondo l’indagine, fanno discutere anche la gestione dell’immondizia, lo scuotere tovaglie o il far sgocciolare i panni stesi sulla altrui proprietà. Pochissime le liti, per fortuna, causate dai bambini piccoli, appena l’8%.

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Cybersecurity: alle PMI italiane manca una strategia efficace

Da gennaio ad aprile 2025 l’Italia ha registrato il 25% del totale di attacchi informatici effettuati in Europa. Software potenzialmente indesiderati (PUA) e malware che imitano brand legittimi hanno preso di mira in particolare le Pmi. Ma la maggior parte dei decision-maker che si occupano di cybersecurity non è adeguatamente preparata a proteggere la propria azienda.

Secondo l’ultimo report di Kaspersky, ‘Real Talk on Cybersecuity: cosa preoccupa, cosa manca e cosa è davvero utile?’, in Italia il 68% degli intervistati segue una strategia solida più nella teoria che nella pratica, o si limita a raggiungere solo alcuni obiettivi. Inoltre, molti ammettono di avere carenze anche nelle conoscenze base di cybersecurity.

Divario tra intenzioni e implementazione

Sempre in Italia, il 32% dichiara che dovrebbe comprendere meglio come rispondere e risolvere gli incidenti informatici. Inoltre, solo il 25% ha implementato una strategia di sicurezza informatica completa mentre il 38% l’ha solo pianificata. E il 30% si sta impegnando per raggiungere una serie di obiettivi piuttosto che perseguire una strategia vera e propria.

Questi risultati evidenziano la diffusa discrepanza tra lo sviluppo della strategia e l’implementazione operativa. Un divario che probabilmente si traduce in debolezze strutturali nelle operazioni quotidiane di sicurezza informatica delle Pmi. La mancanza di strategie e competenze impedisce infatti di garantire una protezione reale e rende le aziende vulnerabili. 

Chi sa proteggere la propria attività?

La mancanza di strategie concrete diventa ancora più evidente se si considera la scarsa fiducia dei leader aziendali nelle proprie conoscenze e negli strumenti di cybersecurity.

Ad esempio, il 32% delle Pmi italiane vorrebbe comprendere meglio come ottimizzare le proprie capacità di risposta e risoluzione in caso di incidente informatico. E circa un terzo (27%) vorrebbe sapere se la propria protezione endpoint è sufficientemente solida per gestire le minacce odierne.
Considerando che il 25% degli intervistati dubita che le descrizioni dei rischi fornite dai fornitori riflettano fedelmente la realtà di un’azienda come la loro, chi di loro sa davvero come proteggere la propria attività?

Strategie valide solo sulla carta

“I decision maker che si occupano di cybersecurity nelle Pmi spesso seguono strategie apparentemente valide sulla carta, ma che nella pratica non funzionano, perché prive delle misure operative concrete necessarie per resistere agli attacchi odierni. Due terzi di loro non hanno ancora messo in pratica queste misure in modo efficace, lasciando le Pmi sempre più esposte ad attacchi. – afferma Cesare D’Angelo, General Manager Italy, Mediterranean & France di Kaspersky -. Per migliorare la sicurezza, le Pmi devono passare dalla teoria alla pratica, colmare le lacune di conoscenza essenziali e costruire una strategia di sicurezza informatica coerente, integrata nelle operazioni quotidiane, non limitata a documenti isolati o misure non coordinate”.

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Addio a Windows 10: milioni di utenti restano… al palo

Il 14 ottobre 2025 è una data spartiacque: segna infatti la fine del supporto a Windows 10. Eppure, nononstante si sapesse da tempo di questo addio, molti utenti non sono ancora pronti a fare il salto a Windows 11. Una recente analisi di Kaspersky, basata su dati anonimi forniti dagli utenti del Kaspersky Security Network, mostra che oltre la metà dei computer nel mondo continua a usare Windows 10.

In dettaglio, il 53% degli utenti è ancora legato a questa versione, mentre l’8,5% utilizza Windows 7, ormai fuori supporto dal 2020. Solo un terzo ha già aggiornato a Windows 11, l’ultima versione di Microsoft, rivelando una forte fedeltà agli OS precedenti.

Anche le aziende fanno fatica a cambiare

Il fenomeno non riguarda solo i privati. Tra le grandi aziende, quasi il 60% dei dispositivi utilizza ancora Windows 10, mentre nelle piccole e medie imprese la percentuale scende al 51%. Windows 7 resiste comunque su poco più del 6% dei sistemi aziendali.

Gli esperti di Kaspersky sottolineano che mantenere sistemi obsoleti può essere rischioso: oltre a essere più vulnerabili agli attacchi informatici, questi OS potrebbero diventare incompatibili con software aggiornati o strumenti di sicurezza.

Windows 11: più sicurezza, meno privacy?

Aggiornare a Windows 11 diventa dunque quasi inevitabile. Ma la nuova versione introduce un cambiamento significativo: la configurazione iniziale richiede un account Microsoft. Questo consente di sfruttare funzioni cloud come aggiornamenti automatici e sincronizzazione tra dispositivi, ma comporta anche la condivisione di dati personali.

“L’obiettivo dichiarato di Microsoft è migliorare la sicurezza tramite servizi cloud – spiega Anna Larkina, esperta di privacy di Kaspersky – ma l’uso obbligatorio di un account può trasmettere informazioni agli server senza un consenso immediato e chiaro. Chi vuole mantenere maggiore controllo sui propri dati può comunque usare strumenti come BitLocker o firewall, ma dovrà fare attenzione alle impostazioni di privacy.”

Consigli pratici per proteggere i dati

Dopo l’installazione di Windows 11, Kaspersky suggerisce di aprire Impostazioni > Privacy e sicurezza e rivedere le opzioni disponibili.
Tra le principali azioni consigliate: disattivare l’ID pubblicitario per limitare gli annunci personalizzati, ridurre al minimo i dati diagnostici e spegnere servizi di localizzazione o esperienze condivise tra dispositivi non necessari.

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Recensioni online: se non danneggiano le imprese sono una tutela fondamentale per i consumatori 

Alla luce dell’attuale discussione in sede parlamentare sul DDL PMI, che include nuove norme in materia di e-commerce e di recensioni online, Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale in Italia, ha evidenziato la necessità di una regolamentazione equilibrata, che rafforzi la tutela dei consumatori, ma che non ostacoli l’innovazione o appesantisca le imprese.

Oggi le recensioni online sono uno strumento centrale per rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti dell’e-commerce. Ma rappresentano uno strumento imprescindibile anche per la competitività delle aziende, soprattutto le Piccole e medie imprese.
Quello che serve a livello legislativo è un approccio bilanciato.

Vietare le attività fraudolente, non limitare la circolazione di opinioni autentiche

“Una regolamentazione efficace deve vietare solo le pratiche scorrette – ha sottolineato Roberto Liscia, presidente di Netcomm -, senza penalizzare le aziende o ostacolare l’innovazione. Le recensioni online sono una leva di fiducia e competitività imprescindibile per il commercio digitale, ma devono rimanere uno strumento trasparente, utile e spontaneo per i consumatori e le imprese – ha aggiunto il presidente di Netcomm – Per questo chiediamo al legislatore di adottare un approccio pragmatico ed equilibrato, che si ponga alcuni obiettivi principali. Tra questi vietare le attività fraudolente è un imperativo, tuttavia questo non deve limitare la circolazione legittima di opinioni autentiche”.

Servono almeno 180 giorni per la pubblicazione di un’opinione ponderata

Secondo Roberto Liscia occorre concedere un tempo utile per il rilascio della recensione, quantificato in almeno 180 giorni, per poter pubblicare un’opinione ponderata basata su esperienze complete.

“Inoltre – ha chiarito Liscia -, sosteniamo fortemente la necessità di garantire recensioni autentiche senza che ciò comporti l’imposizione di obblighi di prove irrealistiche agli utenti, che potrebbero ostacolare il funzionamento naturale delle piattaforme e penalizzare gli utenti onesti”.

Rafforzare la protezione dei cittadini senza creare barriere, soprattutto alle Pmi

“Infine – ha concluso il presidente Netcomm -, riteniamo fondamentale aprire la possibilità di segnalare comportamenti scorretti a tutte le associazioni a tutela dei consumatori. Solo così sarà possibile rafforzare la protezione dei cittadini senza creare barriere alle imprese, tenuto conto del fatto che le più penalizzate sarebbero proprio le Pmi”.

Insomma, la posizione di Consorzio Netcomm sulla regolamentazione delle recensioni online si può riassumere in tre punti principali: vietare le attività fraudolente, dare il giusto tempo ai consumatori per esprimere la propria opinione e non imporre oneri a carico degli utenti o delle piattaforme.

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L’Italia del lusso: i consumatori vogliono qualità e sostenibilità 

Sì, è vero che anche il mercato del lusso ha segnato un certo rallentamento. La colpa è dell’incertezza economica e dei cambiamenti nei modelli di consumo, che si fanno sentire anche nei settori top. Tanto che il comparto lusso, stando alle previsioni, nel 2025 dovrebbe registrare una contrazione del 4%.
In questo contesto diventa fondamentale per le aziende capire a fondo le aspettative dei clienti. Per farlo, EY ha presentato la prima edizione del Luxury Client Index, uno studio che analizza le preferenze di 1.600 consumatori aspirazionali in dieci mercati, compresa l’Italia.

I risultati sono stati illustrati a Milano durante l’evento EY Winning Back Aspirational Luxury Clients, organizzato in collaborazione con FSB Group, un’occasione di confronto tra esperti, investitori e grandi brand per tracciare il futuro del settore.

Il momento di un riposizionamento 

Secondo Anna Nasole, strategic & transactions fashion & luxury leader di EY Parthenon Italia, “il lusso sta vivendo un riposizionamento: i consumatori cercano qualità, autenticità, sostenibilità ed esperienze personalizzate, non solo status. I brand devono puntare su innovazione di prodotto, digitalizzazione e sostenibilità come vantaggio competitivo”.

Dopo il boom di operazioni M&A post-Covid, il mercato ha rallentato a causa della debole domanda, delle crisi nei mercati geografici e dell’instabilità geopolitica. L’Italia resta centrale grazie a marchi iconici e filiere consolidate, ma oggi servono strategie più selettive, attenzione ai trend lifestyle e strumenti globali di salvaguardia ambientale ed etica.

Cosa guida le scelte degli italiani

Dall’EY Luxury Client Index emerge che il 68% degli acquirenti italiani dà priorità alla qualità, contro il 47% dei consumatori globali che indicano il riconoscimento sociale come principale motivazione. Il brand resta rilevante per il 22% degli italiani, mentre solo il 9% predilige prodotti senza loghi visibili.

Le differenze generazionali sono evidenti: la Gen Z segue influencer e celebrità (43%), mentre il 73% dei Baby Boomers valorizza la storia del marchio. La sostenibilità diventa un driver centrale per Millennial e Gen Z, e un terzo degli intervistati la considera prioritaria.

Esperienze, digital e nuovi modelli

Il negozio fisico continua a essere importantissimo in Italia, scelto dal 73% dei consumatori, ma cresce l’interesse per esperienze multicanale e digitali. L’intelligenza artificiale promette personalizzazione, anche se il potenziale è ancora in gran parte inesplorato.

Tra i nuovi modelli di business, un terzo dei consumatori opta per il second hand, mentre il noleggio interessa il 54%. Infine, per fronteggiare il calo del 23% nelle vendite italiane, il 22% degli intervistati suggerisce forme di pagamento più flessibili.

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Credito: gli italiani con almeno un finanziamento sono quasi il 60%, +13% 

La ripresa dei consumi e degli acquisti sostenuti da un finanziamento, oltre allo sviluppo dei prestiti small ticket, fa crescere la platea di italiani con almeno un contratto di credito rateale attivo. Nonostante un contesto economico che risente del clima di incertezza globale, le famiglie non hanno smesso di rivolgersi agli istituti di credito per sostenere i propri consumi e gli investimenti sulla casa. 

Dall’aggiornamento relativo al I semestre 2025 della Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito rateale di Mister Credit, l’area di CRIF per lo sviluppo di soluzioni e strumenti educational, emerge che nei primi sei mesi dell’anno gli italiani che accedono al credito arrivano al 59,6% della popolazione maggiorenne, il 13,1% in più rispetto al 2024.

Rata media dei mutui stabile a 600 euro

A livello pro-capite nel primo semestre 2025 la rata media mensile rimborsata è stabile a 278 euro, mentre l’esposizione residua è pari a 31.637 euro (-10,0% vs I semestre 2024).
Osservando i mutui si nota una sostanziale stabilità della rata media, di poco inferiore a 600 euro, mentre risulta in calo l’esposizione residua, che supera di poco i 97.000 euro.

Per quanto riguarda i prestiti finalizzati cresce leggermente la rata mensile, che si attesta a 135 euro, mentre cala l’esposizione residua (-7,5%), che rimane comunque contenuta e di poco superiore a 5.500 euro.
In leggera crescita (+1,5%) la rata media dei prestiti personali (254 euro), con un’esposizione residua intorno a 16.200 euro (-7,9%).

Prestiti finalizzati pari al 47,1% del totale

“Nel complesso, l’incidenza dei mutui oggi rappresenta il 23,6% del totale dei finanziamenti attivi, mentre la quota di prestiti personali arriva al 29,3% – commenta Beatrice Rubini, Direttrice della linea Mister Credit di CRIF – . Sono però i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi a risultare la forma di finanziamento più diffusa, con una quota del 47,1% del totale. Volendo fare una classifica delle tipologie di beni e servizi per cui si ricorre maggiormente al credito, al primo posto troviamo le spese relative alla casa (34,9%), seguite dai mezzi di trasporto (30,2%) e da elettronica ed elettrodomestici (20%)”.

Le politiche di concessione rimangono prudenti

Dall’ultima rilevazione prodotta da Assofin, CRIF e Prometeia, a marzo 2025 il rischio di credito relativo al totale dei prestiti alle famiglie è stabile all’1,4%. Si tratta di livelli di rischiosità contenuti, ma le politiche di concessione dei prestiti rimangono prudenti, riflettendo anche l’incertezza legata alle tensioni geopolitiche e commerciali e il loro impatto sulla capacità di rimborso dei richiedenti.

Sono soprattutto gli appartenenti alle fasce di età da 30 a 60 anni ad avere finanziamenti in corso: oltre 4 su 5 nella fascia 41-50 anni, mentre solo il 30,2% nella fascia 18-30 anni.
Nelle fasce di età centrali si concentra infatti la maggior parte della popolazione attiva, che potendo contare su un reddito da lavoro può avere maggior propensione ad accendere finanziamenti.

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Italia poco pet friendly: meno di quattro comuni su dieci raggiungono la sufficienza

Il benessere degli animali domestici e delle famiglie che li accudiscono non è ancora una priorità delle amministrazioni italiane. Lo dimostra il XIV rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente, presentato a Festambiente, che fotografa un quadro fatto di ritardi, servizi disomogenei e scarsa attenzione istituzionale.

Nel 2024, su 734 comuni che hanno risposto al questionario dell’associazione (meno del 10% del totale nazionale), soltanto il 39,5% ha ottenuto una valutazione almeno sufficiente nella gestione del settore pet-care. Numeri che parlano chiaro: meno di quattro comuni su dieci offrono servizi adeguati ai cittadini e ai loro animali.

Coste e entroterra: due Italie diverse

Il rapporto sottolinea anche la forte disparità tra comuni costieri e comuni interni. Se nelle aree vicine al mare esistono aree di sgambamento nel 36,2% dei casi, nei territori dell’entroterra la percentuale scende drasticamente al 10,4%. Differenze simili si registrano per i servizi di pensione per animali, presenti in oltre la metà dei comuni costieri ma solo nel 21,9% di quelli interni.

Il divario riguarda anche momenti delicati come la gestione del fine vita degli animali: regolamenti per cremazione, tumulazione o inumazione sono attivi nel 28% dei comuni costieri, ma appena nel 10% di quelli interni.

Botti, fuochi e altre criticità

Un altro fronte sensibile è quello della tutela degli animali durante festività e ricorrenze. Solo un quinto dei comuni costieri e meno di uno su dieci tra quelli interni hanno adottato ordinanze che limitano l’uso di botti e fuochi d’artificio, spesso fonte di forte stress per cani e gatti.

Ancora più ridotta è la presenza di sportelli dedicati o di un Garante per i diritti degli animali: si parla dell’8,5% dei comuni costieri e del 4,4% di quelli interni. Scarso anche il sostegno economico ai cittadini per la sterilizzazione, garantito solo dal 14,6% delle amministrazioni costiere e da appena il 4,7% di quelle interne.

Spiagge e sanità pubblica: i punti dolenti 

Colpisce, tra i comuni costieri, la scarsa attenzione alle spiagge: solo il 23,2% ha regolamenti che disciplinano l’accesso alle famiglie con animali d’affezione.

Sul fronte sanitario, Legambiente denuncia l’assenza di una vera rete pubblica veterinaria: in tutta Italia esistono soltanto due ospedali pubblici per animali, a Perugia e Napoli. Inoltre, quasi tre quarti della spesa pubblica per il settore pet-care resta a carico dei comuni, mentre le ASL coprono appena un quarto dei costi, pur dovendo garantire i servizi sociosanitari essenziali.
Un quadro che conferma come, nonostante la crescente domanda di servizi, il benessere animale resti ancora troppo spesso fuori dall’agenda delle politiche pubbliche.

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Vino e giovani: quali sono i nuovi trend di consumo?

Il vino è da sempre un vanto dell’enogastronomia italiana, ma il suo consumo è tradizionalmente legato a una fascia di utenti “adulta”. E’ invece interessante scoprire quale sia oggi il legame tra nuove generazioni e consumo vinicolo. I dati parlano chiaro: i giovani bevono meno vino rispetto alle generazioni precedenti, preferendo spesso altri prodotti, alcolici o analcolici.

Questo dato, inevitabilmente, suscita qualche preoccupazione tra produttori e distributori, che temono un ricambio generazionale sempre più debole nella base dei consumatori.

Solo questione di gusti?

Secondo le analisi condotte da Nomisma Wine Monitor, i cambiamenti nei consumi dei giovani non sono casuali. Le condizioni economiche, sociali e culturali in cui vivono i ragazzi di oggi sono radicalmente diverse rispetto a quelle dei loro coetanei trent’anni fa. La maggiore sensibilità verso la salute, l’interesse per la sostenibilità e una minore disponibilità economica influenzano profondamente qualsiasi scelta.

I consumatori tra i 18 e i 25 anni sono inclini a concedersi un bicchiere solo saltuariamente, spesso in contesti conviviali come feste o aperitivi. I vini spumanti e i bianchi sono i più apprezzati, mentre la conoscenza dei territori vinicoli è ancora limitata. Le etichette bio o sostenibili, invece, piacciono di più. 

Un’Italia che invecchia: cosa ci attende nel 2050

Il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione sono fenomeni già in corso. Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, sottolinea come entro il 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni. Questo inevitabilmente condizionerà anche il mercato del vino. I baby boomer, oggi over 60, consumano vino con maggiore regolarità, soprattutto durante i pasti e in ambito domestico. Sono fedeli ai vini fermi, meno attratti dai rosati e molto attenti all’origine territoriale. Solo una piccola percentuale si interessa a tematiche ambientali o biologiche.

Un consumo che cresce con l’alzarsi dell’età

Ovviamente esistono delle differenze sostanziali fra Gen Z e baby boomer, ma no è detto che siano immutabili. Analizzando le varie fasce d’età, spicca una tendenza: con il passare degli anni, i consumatori più giovani tendono ad avvicinarsi ai comportamenti delle generazioni più anziane.

Aumenta la frequenza di consumo quotidiano, cresce l’attenzione al territorio e diminuisce il peso della sostenibilità come criterio d’acquisto.

Nuove sfide, nuovi mercati

Nonostante questa “convergenza generazionale”, resta un elemento di discontinuità: l’attenzione alla salute. Il salutismo, trasversale tra tutte le età, sta modificando le abitudini e orientando la domanda verso vini a basso tenore alcolico o dealcolati.

Un segnale chiaro che il settore dovrà evolversi per intercettare le esigenze di un pubblico sempre più consapevole.

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Vacanze: nel 2025 si viaggia in coppia con più attenzione alla sicurezza

Oggi l’assicurazione viaggio è diventata una componente essenziale della pianificazione di ogni partenza. Quest’estate infatti gli italiani si preparano per affrontare le vacanze con maggiore consapevolezza e protezione.
Tanto che secondo i dati raccolti dalla ricerca della insurtech Heymondo i mesi estivi rappresentano il periodo di maggior sottoscrizione delle polizze viaggio, con il 31,68% delle coperture emesse tra giugno e agosto.

Un dato che conferma la tendenza degli italiani a viaggiare principalmente in estate e a stipulare l’assicurazione con breve anticipo rispetto alla partenza.
Organizzare un viaggio è sempre un’esperienza stimolante e ricca di aspettative, ma per godersela senza preoccupazioni sempre più italiani pensano che sia indispensabile proteggersi dagli imprevisti. 

Scarsa propensione alla pianificazione anticipata

Il dato interessante riguarda infatti la tempistica con cui gli italiani stipulano la polizza viaggio. Solo il 31,29% agisce con più di 30 giorni di anticipo, mentre la maggioranza a meno di un mese dalla partenza. 
Quest’attitudine rivela una scarsa propensione degli italiani alla pianificazione anticipata in materia di protezione in viaggio. Una tendenza che si intensifica notevolmente nei periodi dell’anno in cui gli spostamenti sono più frequenti, in particolare durante le vacanze estive.

Il 97,01% degli utenti italiani opta inoltre per assicurazioni temporanee, pensate per coprire viaggi singoli e di breve durata.
Il resto dei viaggiatori si orienta verso altre opzioni disponibili, come la polizza annuale che copre tutti i viaggi fino a 60 giorni ciascuno effettuati durante l’anno.

Quasi la metà delle polizze stipulate copre due persone

Analizzando la durata media dei viaggi, emerge una distinzione netta tra spostamenti all’interno dell’Europa e quelli verso destinazioni più lontane.
I viaggi europei durano in media circa 3 giorni e sono caratterizzati da brevi fughe o weekend lunghi. Al contrario, i viaggi verso mete internazionali prevedono una permanenza tra 10 e 12 giorni, segnalando una preferenza per vacanze più lunghe e ben organizzate.

Quasi la metà delle polizze stipulate in Italia (45,57%), poi, copre due persone, a indicare una netta tendenza a viaggiare in coppia o con un accompagnatore. Il dato sottolinea come la condivisione dell’esperienza di viaggio sia un elemento importante per molti italiani che scelgono di proteggere non solo se stessi ma anche il proprio compagno di viaggio.

Gestire gli imprevisti in USA, Giappone, Egitto, Marocco, Indonesia

Dall’analisi delle polizze stipulate da Heymondo emergono le principali destinazioni in cui gli italiani scelgono di proteggersi prima di partire, soprattutto verso quei Paesi dove alcune condizioni rendono la copertura particolarmente importante: Stati Uniti, Giappone, Egitto, Marocco e Indonesia.

La scelta di coperture personalizzate e la pianificazione anticipata sono quindi ormai prassi consolidate tra i viaggiatori italiani, a testimonianza di una crescente attenzione verso la sicurezza e la gestione degli imprevisti.

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